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24 | 05 | 2013
La Congiura dei Tecnici PDF Stampa E-mail
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All'origine della crescita del debito pubblico nel nostro paese c'è il divorzio consumato negli anni Ottanta tra Banca d'Italia e governo politico dell'economia per ripristinare il comando del capitale sulla società. Un percorso di lettura. Nell'autunno 1980, gli indicatori dell'economia italiana mostravano un andamento contrastato. Nonostante una rilevante crescita del reddito nazionale, in decisa controtendenza rispetto agli altri Paesi industrializzati, la bilancia dei pagamenti era passata dal consistente avanzo realizzato nel biennio 1977-78 ad un ancor più largo disavanzo. L'inflazione viaggiava al ritmo del 2% al mese, con aspettative di peggioramento rese evidenti dal sostenuto aumento dei prezzi dei beni-rifugio.

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IL FISCAL COMPACT CANCELLA LA SINISTRA PDF Stampa E-mail
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Qualunque sarà la maggioranza di governo, si dovrà tagliare il bilancio di un 3%, circa 48 miliardi di euro ai valori attuali. Ma allora come è possibile, permanendo questi vincoli economici, una politica anticiclica che ci porti fuori dalla crisi senza un massacro sociale? Desta stupore la rimozione del tema del fiscal compact, e delle conseguenze che ne derivano, dal dibattito sulle scelte elettorali della sinistra italiana. Naturalmente se ne parla in convegni economici, da ultimo quello di Sbilanciamoci. Ma quando entrano in scena gli attori politici scende il silenzio. Non credo si tratti solo del tradizionale provincialismo che affligge la politica nel nostro paese, per cui tutti si dichiarano europeisti e poi se ne scordano quando le elezioni si avvicinano.

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LA MACCHINA RODATA DELLA CRITICA PDF Stampa E-mail
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Una spregiudicata e avvincente lettura di Karl Marx in un volume dei filosofi francesi Pierre Dardot e Christian Laval (Gallimard) che invita a fare i conti con il fallimento del socialismo reale e pone il problema di una rinnovata pratica dell'emancipazione. Da oggi a Londra l'annuale kermesse internazionale dedicata all'autore de «Il capitale» Quali sono i nodi più rilevanti di questo poderoso libro di Pierre Dardot e Christian Laval (Marx, Prénom: Karl, Gallimard, pp. 832, euro 34,90)? È necessario chiederselo perché (essendo appunto troppo voluminoso - 800 pagine - da poter esser letto di un solo colpo) solo apprestando dei dispositivi di lettura, esso può essere scorso utilmente e permettere approssimazioni per una lettura centrata sui temi fondamentali e che venga, per così dire, sempre più precisandosi.

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Quel futuro negato ai lavoratori della conoscenza PDF Stampa E-mail
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I fatti dell'ultima primavera spagnola sono noti. Un anno fa, le immagini erano sotto gli occhi di tutti. Il successo del movimento fu clamoroso. Nel giro di pochissime ore, sull'onda delle rivolte avvenute sull'altra sponda del Mediterraneo, l'iniziativa di poche centinaia di persone bucava gli schermi di tutto il mondo e rimbalzava sulla prima pagina dei quotidiani internazionali. Il movimento aveva creato un'iconografia facilmente riconoscibile, che suscitava nello spettatore un moto di identificazione immediata. (...) Nel lessico degli indignati, il ritorno della piazza deve essere interpretato come occupazione dello spazio pubblico, ossia come appropriazione fisica e/o virtuale di un territorio negato dalla politica «ufficiale», in cui si manifesta la volontà di insediarsi, di accampare. L'affermazione del movimento riguarda dunque la presenza e la ri-politizzazione di uno spazio disertato dalla politica.

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IL BILANCIO IN ROSSO DI UN CONTINENTE PDF Stampa E-mail
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L'economista Jacques Sapir risponde positivamente al provocatorio titolo del suo ultimo saggio «Bisogna uscire dall'euro?» e denuncia i rapporti di forza a favore dell'economia tedesca presenti nell'Unione Europea. Le elezioni francesi e greche hanno aggiunto nuovi fattori di instabilità ad una Unione monetaria europea già economicamente e socialmente insostenibile. D'ora in poi l'alternativa si riduce a questo: o i Paesi forti dell'Europa accettano di finanziare i Paesi deboli o di garantirne i debiti, oppure la spaccatura dell'euro diventa inevitabile. In entrambi i casi è in gioco la definizione del piano della sovranità, della possibilità o meno di governare l'uscita dalla crisi con politiche di crescita declinate su scala nazionale o sovranazionale. 

 

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MACAO! PDF Stampa E-mail

QUESTA MATTINA LA TORRE GALFA E' STATA SGOMBERATA.

Il sig. Ligresti si è ricodato di essere proprietario, dopo 15 di abbandono e decadimento, di un immobile di oltre 30 piani!

MACAO CONTINUA COMUNQUE.

MACAO E' COME UN TRENO:UNA VOLTA PARTITO NON SI FERMA!

MILANO HA BISOGNO DI MACAO! LUNGA VITA A MACAO!

FIRMATE L'APPELLO http://www.macao.mi.it/appello

 

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IL QUARTO STATO DEL CAPITALE PDF Stampa E-mail
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Un invito alla lettura. La Redazione di LIberate barabba. La lotta di classe non è finita, così come non sono scomparse le classi sociali. L'ultimo libro di Luciano Gallino per Laterza sgombra il campo da molte erronee convinzioni che hanno orientato le politiche delle sinistre. Ma è anche un invito a guardare con lucidità la crisi del pensiero critico, che non può invece essere aggirata proponendo soluzioni che non scalfiscono la religione del libero mercato Con un titolo provocatorio, parole che le ex sinistre italiane non hanno il coraggio di pronunciare, Luciano Gallino ha chiamato il suo ultimo libro La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza, pp. 212, euro 18).

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La lotta di classe c'è ancora PDF Stampa E-mail
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La lotta di classe c'è ancora. A dire il vero non è mai sparita, tanto meno negli ultimi trent'anni, solo che è condotta prevalentemente dall'alto, nonostante il processo di «proletarizzazione» in corso. Mentre lavoratori dipendenti e pensionati salvano gli Stati e il welfare coprendo forzatamente i buchi di bilancio che manager e politici inetti hanno prodotto attraverso investimenti fallimentari e politiche regressive, le classi dirigenti attuano la ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto! Per riprendersi il potere contrattuale che la working class (le classi operaia e media) aveva conquistato con le lotte degli anni '60 e '70, la «classe capitalistica transnazionale» ha lanciato una controffensiva chiamata globalizzazione, il cui asse portante è la finanza. Per chi, intossicato da mantra della scomparsa delle classi, volesse convincersene, può leggere l'intervista di Paola Borgna a Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza 2012, pp. 214, € 12), dove si forniscono dati scientifici per l'analisi di classe, dando corpo all'assunto che la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia sono state condotte in chiara funzione antioperaia.

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NUOVO SOGGETTO POLITICO: LAVORO E BENI COMUNI PDF Stampa E-mail
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Proviamo a dare qualche contenuto concreto alla discussione sul soggetto politico nuovo che si svolgerà il 28 aprile prossimo a Firenze. Così possiamo cominciare a rispondere alle diverse posizioni critiche che sono state avanzate nel dibattito (molto vivo e interessante) che sta svolgendosi sul Manifesto. Innanzitutto, una decisione che va presa a Firenze, cominciando a sperimentare subito il piacere di decidere collettivamente, è il nome del nuovo soggetto. Il nome non è questione da poco, perché per suo tramite si offre un orizzonte di senso alla nostra operazione politica. Un nome è poi indispensabile per qualunque uso istituzionale si voglia fare del nuovo soggetto sia prima che alle elezioni del 2013. Ciò risulta di una qualche urgenza perché autorevoli compagni hanno letto nella attuale denominazione di "soggetto politico nuovo" un accento di nuovismo politico.

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Medioevo della fiction PDF Stampa E-mail
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Cosa accomuna «Romanzo di una strage», il film su Piazza Fontana, e «Diaz», il film sul G8 di Genova? L'assenza del movimento, che è stato la ragione di fondo di entrambi gli eventi. Una polemica con Giordana e Vicari. Credo che abbiamo un problema. Noi chi? Quelli che in vario modo e in varie epoche hanno partecipato a tentativi di cambiare questo paese. Ma in generale, direi, qualunque cittadino. Il problema è stato enunciato da Goffredo Fofi in una recensione a Romanzo di una strage, il film di Marco Tullio Giordana su Piazza Fontana: «Ci si chiede dunque come mai il cinema e la televisione italiani non siano in grado di proporre altro che panettoni da povero pamphlet giornalistico, al posto di un buon cinema».

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Regressione costituzionale PDF Stampa E-mail
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Con l'approvazione del Senato in seconda deliberazione si è concluso ieri il procedimento di revisione dell'art. 81 della Costituzione. Male. Un giudizio non tanto distante da quello che si arguiva dalle parole di chi dichiarava, dai banchi della sinistra, un voto più disciplinato che convinto. Con l'approvazione di tale legge costituzionale, la politica economica è sottratta al Parlamento italiano, al Governo italiano, al corpo elettorale italiano. Con tale approvazione la nostra Costituzione non è più nostra. È stata trasformata in strumento giuridico funzionale ad un feticcio, quello neoliberista, che la tecnocrazia finanziaria europea interpreterà volta a volta dettando le misure che dispiegheranno la mistica del feticcio. Con tale approvazione un altro demerito si accompagnerà a quelli sciaguratamente ottenuti dal nostro paese in tema di regimi politici. Il demerito di aver inventato un nuovo tipo di Costituzione. A quelle scritte, consuetudinarie, flessibili, rigide, programmatiche, pluraliste, liberali, democratiche, lavoriste, si aggiungerà la Costituzione abdicataria, una costituzione-decostituzione. Un ossimoro istituzionale che preconizza una recessione seriale che, partendo dalla neutralizzazione della politica, porterà alla compressione dei diritti e poi alla dissoluzione del diritto, sostituito dalla mera forza del dominio economico.

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Ci vogliono far decrescere, impediamolo PDF Stampa E-mail
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Non ho mai avuto né molto interesse né molta simpatia per la teoria della decrescita. Consideravo evidente il fondo malthusiano di quelle posizioni, come peraltro è confermato dal primo punto del documento collettivo: «Una crescita esponenziale... prima o poi si scontrerà con i limiti fisici del pianeta». A prima vista sembra ovvio, e l'intenzione politica di sinistra è indubbia. Eppure il reverendo Malthus non si esprimeva molto diversamente. Gli uomini, diceva, crescono esponenzialmente mentre le risorse naturali crescono più lentamente. La miseria dei poveri è inevitabile. Rinforzava l'argomento sostenendo che l'aumento del prezzo delle granaglie al suo tempo fosse sintomo della prossima saturazione produttiva, mentre invece era dovuto alla guerra francoinglese e alla rendita dei proprietari terrieri inglesi. Le sue previsioni sono state clamorosamente smentite da tre forze potenti: la dinamica della produttività agricola, il rallentamento demografico e le lotte dei lavoratori che cambiarono la distribuzione del reddito.

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I salvatori dell'Italia PDF Stampa E-mail
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Il governo Monti ha iniziato lo scorso dicembre una manovra economica i cui primi due tempi ha modestamente chiamato “Salva Italia” e “Cresci Italia”. Ci sembra utile tornare brevemente sia sul “salvataggio” che sulla “crescita”. La prima fase dell’intervento è consistita in tagli di spesa e maggiori entrate per un totale di circa 30 miliardi di euro (per il 2012). Di questi 30 miliardi, 6 consistono in aumenti di accise (carburanti)  e aumenti del prezzo dei tabacchi, 1.6 miliardi in tagli alle pensioni, 3.3 miliardi in aumenti dell’IVA, 2.2 miliardi in un’addizionale Irpef, 2.8 miliardi in una riduzione di trasferimenti agli enti locali: 16 miliardi su 30 sono quindi in larghissima parte aggravi per lavoratori dipendenti e pensionati. La manovra prevede poi anche un aumento di 11 miliardi di imposizione sugli immobili.

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UN REDDITO OLTRE IL LAVORO PDF Stampa E-mail
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Un sostegno minimo ai giovani darebbe loro la possibilità di studiare o inventarsi un futuro. Le gaffe di Monti e delle sue maldestre ministre sul lavoro e le «oziose attitudini» della nostra gioventù - sinistra forma di scherno su una tragedia sociale di proporzioni mai viste - hanno avuto da più parti la risposta che meritavano. Splendido, fra gli altri, Miguel Gotor su Repubblica del 7 febbraio. Val la pena tuttavia ricordare, che i nostri uomini e donne di governo non compiono solo l'errore di scambiare la condizione privilegiata della propria famiglia con quella generale degli italiani. Non solo confondono la complessa realtà del nostro tempo con i manuali di economia studiati nella loro lontana giovinezza. Ma soprattutto non hanno nessuna idea delle forme inedite e socialmente distruttive che ha assunto il capitale nel nostro tempo.

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L'Italia non è la Grecia PDF Stampa E-mail
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Non posso dire quel che penso del Presidente della repubblica italiana perché a causa di una legge idiota e liberticida finirei in galera. Chi volesse capire questo vecchio stalinista convertito al totalitarismo della finanza può leggere il libro di Ermanno Rea Mistero Napolitano in cui si racconta il suicidio di una donna comunista e libertaria di nome Francesca Spada. Quello che non potevo prevedere è che questo signore, al quale è sembrato del tutto normale firmare le leggi di mafia che hanno distrutto il sistema comunicativo e il sistema scolastico italiano, adottasse il linguaggio e la forma mentis del razzismo italiota. Spezzeremo le reni alla Grecia promise un tizio cui nel 1922 un re d’Italia aveva consegnato le chiavi del potere assoluto.

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Trionfo delle teste di cazzo PDF Stampa E-mail
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 Fotografarsi al Giglio.

Che bel Paese. Mentre stanno per arrivare i primi colpi dell’iceberg che affonderà la nave Italia, ci sono le teste di cazzo, si è giusto chiamarle con il proprio nome, che trovano il tempo per andare all’Isola del Giglio, prenotare il biglietto (crescita del 600% del turismo) per farsi immortalare con moglie, marito, amante, bambini, cani e quant’altro, avendo ben visibile sullo sfondo il cadavere di metallo della Concordia.

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