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Evidentemente Michel Martone non è un mago della comunicazione e gli manca quell’eleganza verbale che il suo background dovrebbe richiedere, ma forse quell’ uscita potrebbe avere un senso, interpretabile anche in altro modo.
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GIORNATA DELLA MEMORIA 2012 |
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Trionfo delle teste di cazzo |
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Fotografarsi al Giglio.
Che bel Paese. Mentre stanno per arrivare i primi colpi dell’iceberg che affonderà la nave Italia, ci sono le teste di cazzo, si è giusto chiamarle con il proprio nome, che trovano il tempo per andare all’Isola del Giglio, prenotare il biglietto (crescita del 600% del turismo) per farsi immortalare con moglie, marito, amante, bambini, cani e quant’altro, avendo ben visibile sullo sfondo il cadavere di metallo della Concordia.
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Finché c'è lotta c'è speranza: in piazza con la Fiom |
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Facciamo nostro l'appello di Micromega in sostegno della manifestazione del 11 febbraio 2012 proclamata dalla FIOM
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Wu Ming 1: sul «Non siamo di destra né di sinistra» e Beppe Grillo |
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Ho preso questi appunti nel corso del tumultuoso, convulso 2011, anno di insurrezioni, detronizzazioni, disvelamenti e nuove confusioni. Per la precisione, sono note scritte nel periodo aprile-settembre 2011. Alla bruta materia di queste frasi annotate live, nel pieno degli eventi, non ho saputo imporre alcuna struttura solida e coerente. La numerazione di paragrafi e capoversi è il residuo di un tentativo in tal senso, sostanzialmente fallito.
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Michael Hardt e Antonio Negri: Cosa ci auguriamo per il 2012 |
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Alcune delle lotte sociali più incoraggianti del 2011 hanno posto la democrazia in cima alla listaSebbene siano il prodotto di condizioni molto diverse, questi movimenti - dalle insurrezioni della Primavera Araba alle lotte sindacali nel Wisconsin, dalle proteste studentesche in Cile a quelle negli USA e in Europa, dai disordini del Regno Unito alle occupazioni degli indignados spagnoli e dei greci di Piazza Syntagma - condividono un'istanza negativa: Basta con le strutture del neoliberismo! Non si tratta solo di una protesta di tipo economico, ma è di già una protesta politica, diretta contro la falsificazione della rappresentanza.
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LA CADUTA DI B. E L'UOVO DEL SERPENTE DI GOLDMAN SACHS |
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In piazza del Quirinale la sera del 12 novembre una folla grida a perdifiato: “Galera galera”. E’ il popolo italiano, che vuoi farci. Feroce con i tiranni che paiono scivolare giù dal piedistallo, dopo averli adorati quando erano trionfanti. Ma questa volta il branco non è solo feroce, è anche stupido.
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...L’economia non solo domina la politica, dettandole agenda e decisioni, ma è oramai posta al di fuori delle sue competenze e del controllo democratico, al punto che il cambio dei governi non modifica più gli indirizzi di politica economico e sociale. Negli ultimi trenta anni si è proceduto, inesorabilmente, a trasferire il potere decisionale dalla sfera politica a quella economica; a trasformare possibili decisioni politiche in incontestabili imperativi economici, che sotto la maschera ideologica dell’apoliticità nascondevano, al contrario, un impianto eminentemente politico e dal contenuto assolutamente reazionario...
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SIAMO SOTTO DITTATURA E FESTEGGIAMO? |
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Le immagini della folla vociante che festeggiava la caduta del governo Berlusconi, cantando inni religiosi e perfino Bella Ciao, stridono drammaticamente con la realtà del paese e del momento. Non ce l’ho con le persone che hanno festeggiato come i tifosi di una squadra per la sconfitta dell’odiato avversario. Constato, con pena, che molti e molte, che pure magari si considerano progressisti o addirittura di sinistra, sono ridotti appunto ad essere passivi tifosi, più contro Berlusconi che a favore di qualsiasi cosa. Il lavoro è svalorizzato e deprivato della sue funzioni sociali e morali, ridotto a pura merce fra le altre, e conseguentemente lavoratrici e lavoratori sono in balia di un mercato che li tratta come cose e che non tollera la loro umanità e tanto meno la stessa possibilità che i loro interessi comuni possano pesare nella società, nei confronti delle loro controparti, nelle istituzioni dove si prendono le decisioni, nel sistema dell’informazione, nel mondo della cultura. Di converso esiste una casta, questa si davvero una casta, di capitalisti, di banchieri, di finanzieri, di “manager”, di tecnocrati e di burocrati che decidono per tutta l’umanità, i cui interessi, perfino immediati, sono assolutizzati e santificati come gli “unici possibili”, come oggettivi, come indiscutibili.
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Alleluja. Silvio Berlusconi si è dimesso. Dopo diciassette anni e una giornata lunghissima, carica di tensione, seguita in diretta dai siti di tutto il mondo, l'imprenditore televisivo che avrebbe dovuto far funzionare l'Italia come la sua azienda molla la presa dopo averci trascinato al collasso e trasformato il suo sogno nel nostro incubo. Ci lascia in eredità un paese sfigurato dal colossale conflitto di interessi, sconvolto nelle elementari regole di convivenza, spolpato nelle residue energie dalle cricche di ogni ordine e grado, umiliato dalla prostituzione, non solo sessuale. Purtroppo è difficile gustare pienamente la fine del sultanato, assaporare il tramonto della pubblicità, apprezzare il declino della volgarità. Il perché è molto semplice: a disarcionare il Cavaliere non è stata la forza delle opposizioni, la rinascita di una sinistra, ma la potenza dello spread, la legge dei mercati.
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Europa nata male e come cambiarla adesso |
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A luglio, quando è precipitata la crisi greca, ho chiesto ad alcuni padri dell’Unione Europea se e quale era stato l’errore nell’impianto ormai scricchiolante della Ue. Con Sbilanciamoci e Opendemocracy è iniziata una discussione che si è presto spostata dal “perché” si è arrivati a questo punto al “che cosa fare perché la situazione non si aggravi”. Ad essa hanno portato contributi preziosi molti economisti e sociologi, e sarà pubblicata interamente come ebook. In essa si sono confrontate alcune voci, peraltro interessanti, che hanno proposto l’uscita dall’euro dei paesi in maggiore difficoltà, primo la Grecia, mentre la maggioranza ha ragionato su come mantenere l’euro e la Ue dandole un nuovo indirizzo. Condivido queste ipotesi correttive, esposte da Mario Pianta sul manifesto del 6 novembre. Ma quali forze politiche le porteranno avanti? L’Europa è nata male. Una federazione europea, che era stata un ideale antifascista di pochi, sarebbe diventato più forte con la vittoria sul nazismo e sul fascismo: l’orrore del secondo conflitto mondiale avrebbe finalmente indotto il bellicoso continente ad andare a una pace perpetua dotandosi d’una qualche struttura federale.
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A PROPOSITO DI DEBITO PUBBLICO... |
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Il 15 ottobre scorso, mentre ancora affluiva gente al concentramento della manifestazione, tra piazza Esedra e Piazza dei Cinquecento un giovane studente universitario o forse precario, non lo sappiamo, si è staccato da una fila ed è montato su un camion, ha preso il microfono e ha sentito il bisogno di ricordare che il 15 ottobre di 24 anni prima in quella data veniva assassinato Thomas Sankara, neo-eletto presidente del Burkina Faso, allora – e anche oggi – uno dei paesi più poveri del mondo.
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MICHAEL HARDT: LA VIOLENZA DEL CAPITALE |
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Naomi Klein possiede un talento particolare che le consente di afferrare l’essenza dell’attuale situazione politica e di abbozzare una chiave di interpretazione in grado di riaggregare la Sinistra. È quello che ha fatto in No Logo, il best-seller apparso nel 2000,e che ripete in Shock economy. In entrambe le opere, così come nella sua attività giornalistica, l’autrice insiste sul fatto che la nostra sfida politica verte soprattutto sull’economia. E aggiunge che non è necessario essere degli esperti per comprendere come funzionino i meccanismi del capitalismo globale. Il fascino della sua prosa, d’altra parte, è corroborato dalla capacità di spiegare i fondamenti dei rapporti economici in termini chiari, e anche personali, accessibili alle più vaste fasce di lettori.
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Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali esiti sappiamo. Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della guerra.
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Le critiche a Parlato su violenza di piazza e diritti dei manifestanti |
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L'editoriale pubblicato domenica 16 ottobre sugli scontri di Roma ha provocato moltissime reazioni. Di seguito un paio di lettere, tra le tante, pubblicate oggi sul giornale, e la risposta di Parlato.
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Quella di ieri a Roma è stata una manifestazione storica, il segno di un possibile cambiamento d'epoca. Una manifestazione enorme, rappresentativa di tutto il paese (camminando nel corteo e in piazza si sentivano gli accenti di tutte le regioni italiane). E ancora, una manifestazione che si realizzava in contemporanea con tante altre nel mondo, in Europa e anche negli Usa, tutte concentrate sul cambiamento del modello di sviluppo, a sancire la crisi del liberalcapitalismo. Per dire che così non si può andare avanti, che la politica di oggi è arrivata a un punto morto e che ci vuole un'inversione di rotta, anche dei partiti politici, oggi ridotti alla sopravvivenza di sé stessi.
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