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25 | 05 | 2013
Metalmeccanici, un finale sciagurato PDF Stampa E-mail
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Il contratto separato firmato oggi dai sindacati metalmeccanici della Cisl e della Uil è il capitolo finale nella cronaca di tre morti annunciate: la morte dell'istituto stesso del contratto nazionale di lavoro, la morte dei diritti di un milione e mezzo di lavoratori interessati, la morte della democrazia sindacale.
La Fiom, che rappresenta la maggioranza delle tute blu, proponendo di rinviare il confronto su un rinnovo insensato (tranne che per la parte salariale) e invece trovare un accordo sul blocco dei licenziamenti e sull'estensione a tutti degli ammortizzatori sociali, ha tentato fino all'ultimo di evitare questo esito sciagurato, foriero di ulteriori e definitive rotture sindacali e di crescenti conflitti nei luoghi di lavoro. Conflitti che saranno innanzitutto contro l'antagonista – il padrone – ma inevitabilmente anche contro chi al padrone regge bordone firmando un contratto-bidone.
Il contratto precedente, siglato unitariamente da Fim, Fiom e Uilm e votato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, è stato unilateralmente stracciato con due anni di anticipo da due organizzazioni minoritarie. Senza deleghe da parte degli interessati, ai quali ora, stando alle pretese di Fim e Uilm, si vorrebbe negare persino il diritto di esprimersi con un referendum sull'ipotesi di accordo firmato ai loro danni.
Siamo alla dittatura della minoranza attraverso la cancellazione di ogni regola democratica, siamo al dominio di alcune burocrazie sindacali che si ritengono legittimate dai padroni e dal governo Berlusconi a decidere sul lavoro, i salari, i diritti di un milione di uomini e donne in tuta blu.
Il merito viene addirittura dopo queste considerazioni generali. E nel merito, l'accordo separato di oggi è un bidone: prevede 112 euro di aumenti medi mensili scaglionati nell'arco di tre anni. Ciò significa che un operaio di terzo livello, quello inchiodato alla catena di montaggio, avrà un aumento salariale di meno di 20 euro al mese. Si capisce che Fim e Uilm si rifiutino di far votare il loro contratto dall'insieme degli avanti diritto.
Il contratto separato è  la diretta conseguenza del nuovo sistema contrattuale, imposto anch'esso con un accordo separato siglato da Cisl e Uil con le organizzazioni imprenditoriali e la sponsorizzazione del governo, con l'opposizione della Cgil e il silenzio delle forze parlamentari d'opposizione. Un silenzio assordante, tornato in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici di venerdì scorso indetto dalla sola Fiom nel tentativo di fermare lo scempio della democrazia: per la prima volta dal secondo dopoguerra uno sciopero della Cgil o di una sua categoria non ha il sostegno della principale forza d'opposizione.
Chi invece non ha intenzione di bere l'accordo avvelenato è, insieme alla Fiom (che adirà a via legali e comunque non ne riconoscerà la validità)  la maggioranza dei lavoratori metalmeccanici: già un'ora dopo che le agenzie e i telefonini avevano diffuso la notizia della firma del contratto, sono partiti i primi scioperi nelle fabbriche torinesi e in molti stabilimenti del nord. Altre proteste sono già state annunciate per le prossime ore.
La Cgil, che per bocca del suo segretario Guglielmo Epifani ha criticato l'accordo separato chiedendo un referendum in tutti i posti di lavoro, è alla vigilia del congresso nazionale in cui si confronteranno ipotesi strategiche diverse sul futuro del sindacato. O prenderà atto della fine dell'unità sindacale, certo non voluta dalla Cgil, e lavorerà alla costruzione, con i tempi necessari, di nuovi rapporti con Cisl e Uil, oppure cercherà di rientrare nel gioco, a costo di adeguersi al nuovo sistema di regole che non sono compatibili con le sue regole, la sua storia, il comune sentire del suo popolo. Dal canto suo la Fiom ha una grande colpa: aver deciso che nessun accordo, patto o contratto può essere siglato senza il consenso dei lavoratori.
di Loris Campetti
da Il Manifesto del 15/10/09


 

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