| “Nessuna carovana ha mai raggiunto il suo miraggio, ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane” (proverbio africano) |
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Visi pressati contro i vetri dell’aeroporto. Questa è la prima immagine del Nicaragua che ho stampata in testa. Al momento non ne avevo capito il motivo, pensavo addirittura, da buon europeo che non è mai uscito dal continente, che speravano di racimolare qualche soldo. Solo al mio ritorno, a città del Guatemala, ho capito tutto: all’ingresso dell’aeroporto viene chiesto passaporto e biglietto aereo, per non fare entrare chi non può, e forse non potrà mai, partire verso altre mete.Tutta un’altra storia rispetto ai confini tra i diversi stati del Centro America: lì il confine è una corda molle, che puoi scavalcare troppo facilmente, pagando poi pochi dollari al gabbiotto dell’ufficio immigrazione, superando poi la sbarra dell’altro stato con l’unica garanzia di un ragazzino che corre avanti e indietro portandoti anche le valigie sperando nel tuo buon cuore per una mancia. Tutti questi confini li ho superati in poco più di una settimana, partecipando alla “Carovana per l’acqua in Centro America”, ideata quasi un anno fa da Emilio Molinari (Presidente del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull’acqua - CICMA) e padre Rutillio Sanchez (prete salvadoregno dell’Associazione Sercoba), con lo scopo di conoscere lo stato dell’arte sull’acqua nei quattro paesi centroamericani visitati (Nicaragua, Honduras, Guatemala e San Salvador), dal punto di vista dell’accesso e della qualità, del riconoscimento giuridico al diritto di quello che loro chiamano “liquido vitale”. Naturalmente non era un viaggio solo conoscitivo, con lo scopo di raccontare poi in Italia cosa succede dall’altra parte del mondo, ma anche di sostegno alle lotte delle comunità locali per l’acqua pubblica, e non ultimo per imparare la dignità di questi popoli e la loro straordinaria capacità di mobilitazione. Una capacità che purtroppo noi italiani non riusciamo ad avere, nonostante una norma (la legge 133, “famosa” per i tagli alla scuola), approvata con il “si” dell’opposizione il 6 agosto scorso, che all'articolo 23 bis obbliga a privatizzare i servizi idrici. La delegazione italiana era composta da rappresentanti del CICMA, di associazioni ambientaliste e di ONG che si occupano di cooperazione internazionale in quei luoghi, amministratori locali e un dirigente del TASM, azienda pubblica che depura l’acqua per i comuni del Sud Milano, oltre che da un fotografo e da giornalisti del Manifesto, di Radio Popolare e di Euronews. A questa si sono aggiunti, oltre ad un altro “prete rivoluzionario” brasiliano, i locali: i ragazzi salvadoregni guidati da padre Rutillio, gli attivisti del movimento sociale nicaraguese, i militanti del Bloque Popular honduregno ei compagni del Movimiento di Pobladores guatemalteco. Con loro abbiamo incontrato le comunità rurali, dove la maggior parte dei campesinos non dispone di acqua potabile, gli asientamientos delle città, in cui tutti gli accampati non riescono ad acquisire il diritto di allacciamento all’acquedotto. Abbiamo toccato con mano problemi gravissimi causati dalla contaminazione delle acque dai pesticidi e dagli scarichi urbani, dai processi di privatizzazione che a seconda dei Paesi e dei contesti hanno nomi diversi: affidamento del servizio idrico, concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua o per la costruzione di nuove dighe per la produzione idroelettrica. Abbiamo conosciuto le esperienze dei numerosissimi Comitati dell’acqua (CAP in Nicaragua, Juntas del Agua negli altri Paesi) che autogestiscono sistemi di captazione e distribuzione dell’acqua nella comunità dove il pubblico non arriva e che i processi di privatizzazione in atto stanno cercando di smantellare. Insieme ai movimenti abbiamo incontrato numerosi sindaci, governatori, alcuni parlamentari del Nicaragua e del Salvador, il presidente dell’Honduras. Con loro abbiamo parlato della situazione dell’acqua nei loro paesi, del diritto negato e delle soluzioni auspicabili, delle leggi per l’acqua che sono in vigore, delle richieste dei movimenti. A San Pedro Sula (Honduras) abbiamo incontrato i dirigenti di Aguas di San Pedro, società in mano all’ACEA di Roma, alla ENIA, all’Astaldi e ad altre imprese italiane (per il 95%). Di fronte all'idilliaca situazione presentata dai dirigenti, i cittadini e i comitati hanno potuto esprimere tutti i loro problemi avuti in seguito alla privatizzazione: acqua più cara, di scarsa qualità in alcune zone, aree rurali dimenticate, nessun processo decisionale partecipato. Diverse organizzazioni ci hanno consegnato documentazione sulle devastazioni e sulle violazioni dei diritti perpetrate da multinazionali europee, come ad esempio la Sant’Antonio (proprietà della famiglia Pellas, di origine genovese), che con l'utilizzo intensivo di pesticidi nelle piantagioni di canna da zucchero (per produrre il famoso rhum “Flor de Caña”) ha contaminato falde acquifere in Nicaragua e causato circa 3.000 morti per insufficienza renale cronica, oltre a molti malati di cui solo pochi riescono ad accedere alla dialisi, ed ancora meno sono quelli che riescono a beneficiare di un trapianto di reni. Sulla base di questa documentazione e di quanto abbiamo visto verrà prodotto un dossier che sarà diffuso in Italia e portato anche al Parlamento europeo, per rendere pubbliche e denunciare le responsabilità di queste aziende. Durante questo viaggio ho scoperto situazioni terribili, conosciuto persone straordinarie, imparato la dignità nella sofferenza e nella lotta, riportandomi a casa nostalgia di quei luoghi e di quei popoli stupendi, ma soprattutto un nuovo slancio per combattere, qui in Italia come nel resto del mondo, per il diritto all'acqua pubblica di qualità per tutti, perché come si urlava nelle manifestazioni in Centro America: “Sin agua, no hay vida”. Dario Ballardini per informazioni e approfondimenti: presentazione della carovana http://www.contrattoacqua.it/public/journal/index.php?v=219&argm=219&c=22 blog con report, foto, audio e video http://acqua.radiopopolare.it/ I video della serata di presentazione della carovana http://www.youtube.com/watch?v=Knl_0o-m8G4 http://www.youtube.com/watch?v=H8iMjDAdHdo http://www.youtube.com/watch?v=q7eybQWkXaU http://www.youtube.com/watch?v=6FhnK64gcAU http://www.youtube.com/watch?v=INsGzFGFxIE I video della carovana http://it.youtube.com/watch?v=yBvLq5qo3IQ http://it.youtube.com/watch?v=sPASNUHVOOI
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Visi pressati contro i vetri dell’aeroporto. Questa è la prima immagine del Nicaragua che ho stampata in testa. Al momento non ne avevo capito il motivo, pensavo addirittura, da buon europeo che non è mai uscito dal continente, che speravano di racimolare qualche soldo. Solo al mio ritorno, a città del Guatemala, ho capito tutto: all’ingresso dell’aeroporto viene chiesto passaporto e biglietto aereo, per non fare entrare chi non può, e forse non potrà mai, partire verso altre mete.