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Due o tre treni ogni ora e soltanto 28 minuti per raggiungere Gerusalemme da Tel Aviv e viceversa. E’ il più grande progetto infrastrutturale che il governo israeliano abbia mai intrapreso negli ultimi dieci anni: la costruzione di un treno ad alta velocità, anche conosciuto come progetto A1, che collegherà le due città. Peccato che il percorso del treno, per sei chilometri e almeno in due aree, vada ben oltre la «Linea Verde» (la «frontiera» che per la legge internazionale separa Israele dalla Cisgiordania), ed entri nel territorio occupato palestinese.
Comportando ulteriore requisizione di terra del futuro Stato di Palestina e mettendo a rischio almeno tre comunità, tra cui il villaggio di Beit Furik che ha già lanciato un appello di aiuto e mobilitazione alla comunità internazionale. A lanciare l’allarme è stato il nuovo rapporto diffuso in questi giorni da Whoprofit.org, un progetto di ricerca della Ong israeliana femminista, Coalizione di Donne per la Pace. Anche un’azienda italiana, la Pizzarotti &C S.p.A è coinvolta nel progetto, che vede la partecipazione, in qualità di contractor, non solo di aziende private europee ma anche di due imprese pubbliche, la tedesca Deutsche Bank e la Moscow Metrostroy (russa). Attualmente, parte della costruzione della ferrovia è già iniziata: delle quattro sezioni del percorso, la prima parte è già stata completata, mentre altre due sono in fase di inizio; la costruzione del tunnel principale vero e proprio invece, non è ancora stata avviata. L’intero progetto costa sei miliardi di shekel (circa 1 miliardo e 200 milioni di euro), la ferrovia verrà ultimata nel 2016-2017. La prima parte del documento illustra il percorso della ferrovia progettata e le sue implicazioni, analizzando il processo della progettazione e le considerazioni legali riguardanti il percorso, in collegamento con le conseguenze dirette sulle comunità palestinesi interessate, Yalu, Beit Surik e Beit Iksa. Penetrando in due aree (la cosiddetta enclave di Latrun e la zona dei villaggi di Beit Surik e Beit Iksa) all’interno della «Linea Verde», parte del percorso del treno A1 è illegale, dal momento che il diritto internazionale vieta all’occupante di utilizzare le risorse dell’occupato esclusivamente a beneficio dei propri cittadini. La seconda parte del rapporto mette invece a fuoco il coinvolgimento di società israeliane ed internazionali nella progettazione e nella costruzione della ferrovia, aziende che forniranno esperti speciali per fornire consulenza economica ed ingegneristica, apparecchiature per la costruzione di tunnel ed il lavoro stesso di costruzione delle gallerie. Da parte sua la Pizzarotti &C S.p.A tace, sapendo di prendere parte ad un progetto che viola i diritti dei palestinesi e le leggi internazionali. da Il Manifesto del 09/11/10
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