Home Accade... ... in Italia L'Italia del signor B: né prestigio né sovranità
24 | 05 | 2013
L'Italia del signor B: né prestigio né sovranità PDF Stampa E-mail
Scritto da alberto   
Sabato 19 Febbraio 2011 11:00

Le ultime "rivelazioni" di WikiLeaks, pubblicate da L'Espresso in collaborazione con La Repubblica, pur non contenendo eclatanti e inedite novità, servono tuttavia a gettare ulteriore luce sul rapporto di indecorosa subordinazione che lega a doppio filo il nostro Paese al suo più potente alleato, gli Stati Uniti d'America: un'attitudine di totale disponibilità consolidata dalle condizioni di personale debolezza in cui continua a trovarsi il nostro attuale Presidente del Consiglio. Dalle informative "riservate", trasmesse già nel 2009 dall'ex ambasciatore americano Ronald Spogli, emerge una valutazione di fondo: quanto più un alleato ha bisogno di aiuto, tanto più sarà «un fedele alleato». Le suddette informative non mancano di segnalare i goffi comportamenti e le sparate velleitarie di Silvio Berlusconi, l'attenzione ossessivamente riservata ai suoi personali interessi e - per converso - la scarsa cura dedicata alla situazione economica, drammaticamente declinante, del nostro Paese: ciò che ha contribuito a far precipitare ai minimi termini il prestigio internazionale dell'Italia e la reputazione della sua classe dirigente. Ma precisamente una tale precaria condizione induce Spogli a considerare quanto mai opportuna la conferma dell'appoggio Usa: «Dobbiamo riconoscere che un impegno di lungo termine con l'Italia e i suoi leader politici ci darà importanti dividendi strategici adesso e in futuro».In questo quadro, assai istruttiva risulta la parte di documentazione concernente le questioni militari e, nel merito, lo scambio "ineguale" di favori tra i due Paesi. Come ebbe ad osservare il premio Nobel Josè Saramago, «nessun Paese ha basi militari negli Usa, l'Impero ha viceversa basi militari in tutto il mondo». Un dispiegamento di forza bellica accentuatosi nel tempo, nonostante che sedi autorevoli (vedi, ad esempio, la Dichiarazione di Belgrado del 1961) abbiano da tempo sentenziato: «Basi militari straniere collocate sul territorio di altri Paesi contro la volontà di questi ultimi costituiscono una violazione della sovranità dei Paesi medesimi». Purtroppo, anche i documenti rivelati da WikiLeaks confermano che mai volontà di un Paese sovrano si è dimostrata così debole, come quella italiana nei confronti degli Usa. Il nostro territorio nazionale è stato trasformato in una vera e propria "piattaforma strategica" a libero uso e consumo dell'alleato americano, base di partenza privilegiata per eventuali missioni belliche in direzione dei teatri planetari più caldi (Europa dell'Est, Medio Oriente, Africa). n cambio di sostegno politico, il nostro governo (quello attuale, ma non solo) ha incrementato la già
imponente presenza militare Usa e Nato, concedendo indebiti ampliamenti delle basi esistenti (lo sanno bene i cittadini di Vicenza e i pacifisti del No Dal Molin), subendo la sospensione della sovranità territoriale per i siti interessati (nonostante che l’extraterritorialità dovesse valere solo per le basi attivate subito dopo la Seconda guerra mondiale). Così, sempre più consistenti porzioni di territorio, oltre che essere centri di forza bellica, continuano ad essere installazioni logistiche sedi di intercettazioni informative, ricettacoli di armi batteriologiche e nucleari, attentati all’equilibrio ecologico dell’ambiente circostante.
E’ stato detto: ma le basi portano soldi. Falso! Ne sottraggono in misura consistente al contribuente italiano. Un documento ufficiale del Dipartimento della Difesa Usa (Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defence) ci ha fatto sapere che il 41% delle spese di stazionamento sono a nostro carico (già nel 2004, pari a poco meno di 400 milioni di dollari): in parte grazie a facilitazioni indirette concesse dall’Italia (affitti gratuiti, costi dei servizi ridotti, riduzioni fiscali). Tutto questo, sulla base di accordi bilaterali (bilateral agreements) che sanciscono un metodo di prelievo graziosamente denominato “condivisione del peso” (burden-sharing). Bisogna dire che la solerzia di Silvio Berlusconi è andata insieme a quella del suo ministro della Difesa Ignazio La Russa, la cui commozione per i soldati morti in Afghanistan – impegnati in azioni militari entro un contesto di guerra conclamata – è stata pari al suo disprezzo per il dettato costituzionale. Il segretario alla Difesa Usa, Robert Gates, non ha dovuto faticare granchè per ottenere, in barba all’art.11 della nostra Costituzione, l’eliminazione delle clausole che impedivano al nostro contingente di essere impiegato in chiare azioni di attacco, con il relativo corredo di mezzi blindati, aerei ed elicotteri da combattimento. Il tutto fedelmente registrato nei rapporti di WikiLeaks. Due giorni fa, nel sostanziale silenzio dei grandi mezzi di informazione, il Senato italiano ha dato il via libera al finanziamento per altri sei mesi della missione militare in Afghanistan: dal 1° gennaio al 30 giugno 2011, per un totale di 410 milioni di euro (68 milioni al mese). Hanno votato contro solo i senatori dell’IdV e non hanno partecipato al voto i due radicali eletti nelle liste del Pd. L’Italia continua dunque a incrementare la sua presenza in quel pantano bellico, con 4350 soldati (dalle 1000 unità presenti nel 2003), 883 mezzi terrestri, 34 velivoli da combattimento. In tre anni sono stati spesi complessivamente tre miliardi di euro: alla faccia di lavoratori, pensionati e disoccupati, chiamati a stringere la cinghia. Non è un caso che un punto dirimente del programma che la Federazione della Sinistra si appresta a diffondere nel Paese sia rappresentato dall’abbattimento delle spese militari. Mano risorse per i cannoni, più risorse per il burro e il pane.

di Bruno Steri

da Liberazione del 19/02/11