| Decrescita o barbarie |
|
|
|
|
Mentre scrivo, qui a fianco, nell'atrio della sede romana di Carta, si stanno accumulando cassette di arance, oltre alle scarpe «eticamente garantite» che il produttore, un artigiano del nordest, ha mandato in prova: sono robuste, belline e costano 40 euro. Il giovedì è il giorno della distribuzione dei prodotti alle 85 famiglie del Gruppo d'acquisto solidale che si chiama «di Carta» perché a promuoverlo sono lettori. Come funziona? Un gruppo di volonterosi prende contatto con i produttori, agricoltori e non solo, annota le prenotazioni e pianifica la distribuzione. Si prendono solo prodotti biologici o «etici» e il semplice annullamento delle filiere commerciali abbatte i prezzi, mentre il fornitore prende più di quanto incasserebbe da un intermediario. Tutti sono contenti e la roba è ottima, senza chimica e senza troppi chilometri sulle spalle. I Gruppi d'acquisto solidale stanno diventando un fenomeno di massa. Quel che appariva ai più una sperimentazione di «altra economia» interessante ma un tantino elitaria, è già oggi un argine alla recessione per migliaia di famiglie (nonché un modo per intrattenere un buon vicinato, chiedersi che tipo di agricoltura e che tipo di merci, e così via). Allo stesso tempo, oltre a una istituzione consolidata come Banca etica, esiste una rete di «finanziarie etiche» che convoca convegni per chiedersi come allargare reti di protezione sotto le persone che hanno gravi problemi di reddito, o sono disoccupate e cercano di avviare attività autonome o cooperative. E ancora: si pensa (non esistono censimenti) che vi sia un boom di orti comunitari, nelle campagne e negli interstizi delle città, che forniscono cibo buono, sono un esercizio fisico salutare e danno luogo a una invisibile economia del dono, o del baratto. Da oggi è in edicola, allegato al numero super-speciale per il decennale di Carta (e al prezzo complessivo di 10 euro), un libro di Paolo Cacciari che si intitola «Decrescita o barbarie». La cui sostanza è che di fronte alla recessione si possono assumere due atteggiamenti. Uno è quello di chi si chiede come «far ripartire la crescita» (titolo delle campagne elettorali di tutt'e due gli schieramenti), illudendosi che incitare a produrre e consumare non importa cosa possa chiudere la parentesi disgraziata e iniziare altri decenni di allegri consumi e ciminiere fumanti. Poi c'è chi cerca un altro genere di economia, in un contesto di esaurimento delle risorse naturali e di crack del meccanismo della competizione globale. Il libro di Paolo serve a questo secondo scopo. Pierluigi Sullo Il Manifesto
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!
Powered by !JoomlaComment 3.26
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |



