| Tassa sugli stranieri: la Cei contro la Lega |
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| Rassegna Stampa | |||||
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È scontro tra i vescovi italiani e il ministro dell'interno Roberto Maroni sul trattamento da riservare agli immigrati, e in particolare alla proposta leghista di istituire un 'contributò sui permessi di soggiorno. Per la Conferenza episcopale italiana (Cei), si tratta di un «inaccettabile balzello che rivela una »aberrante« criminalizzazione del fenomeno migratorio. Immediata la replica di Maroni che si dice «francamente meravigliato». Ma le polemiche, aggiunge seccamente, «non ci toccano minimamente perché stiamo facendo quanto hanno fatto da tempo i Paesi europei». E Umberto Bossi gli dà man forte ricordando che la tassa sull'immigrazione esiste già in tutta Europa. Le proposte della Lega non sono piaciute per nulla neanche ai vertici della Migrantes, organismo della Cei, che, presentando la Giornata del Migrante, in programma per il 18 gennaio prossimo, ha espresso con chiarezza la sua posizione. All'incontro, svolto nella sede della Radio Vaticana, mons. Gian Romano Gnesotto, direttore dell'Ufficio pastorale degli immigrati e rifugiati della Migrantes, ha parlato di »tassa che è meglio definire balzello verso una categoria già poco tutelata. Fantasie di questo genere - ha affermato - penalizzano ulteriormente gli immigrati che, con impegno e con notevoli sforzi, cercano di integrarsi. È un passo indietro - ha aggiunto - mentre servono politiche di integrazione fatte con mentalità aperta e intelligenza». Non è solo però la 'tassà degli immigrati, che nel frattempo è divenuta un 'contributo', come sottolinea il governo, e non un'imposta per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno, a scatenare l'attacco dei vescovi. Gnesotto ha criticato la proposta avanzata dalla Lega di coinvolgere i medici nella denuncia degli immigrati irregolari, e ha ricordato che gli immigrati occupano posti di lavoro di fatto lasciati scoperti dagli italiani, che, nonostante la crisi economica, non riescono da soli a rispondere alla domanda di badanti o di manodopera in luoghi disagiati. Il severo giudizio della Cei è stato poi esteso da mons. Piergiorgio Saviola, direttore di Migrantes, sul clima generale creato nel Paese nei confronti degli immigrati. È «aberrante», ha sostenuto, criminalizzare il fenomeno migratorio basandosi »sui comportamenti criminosi di alcuni migranti«, senza «lasciar vedere il resto della realtà migratoria» alimentando così «giudizi e pregiudizi in stridente contrasto col Vangelo». E invece di criminalizzazione si parla nella norma nel ddl sulla sicurezza, che è passata al Senato: il reato di immigrazione clandestina. L'ammenda da 5000 a 10 mila euro e la sanzione accessoria dell'espulsione stabilita dal giudice di pace e che si può sommare a quella decisa dal questore, è la pena prevista per chi commette questo reato. «Ma la cosa più grave - ha aggiunto Gotti senatore dell'Idv - è che i datori di lavoro, con questa norma, rischieranno il carcere fino a 5 anni per favoreggiamento reale nei confronti della badante irregolare». «Questa norma - ha proseguito il senatore dell'Idv - avrà effetti devastanti per il sistema giudiziario e per l'intero Paese. Il Senato si pentirà di averla approvata». Il Pdl, invece, ha definito «estremamente importante» la misura adottata e, come ha spiegato il senatore Saltamartini «è un passo importante nella lotta all'immigrazione clandestina». Dal mondo politico un plauso alla Cei è arrivato dal segretario di Prc, Paolo Ferrero: «Non saprei usare parole migliori di quelle dette da Gnesotto». Mentre secondo Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato, il disegno di legge sulla sicurezza è per alcuni versi un provvedimento «imbarazzante». Per Finocchiaro la tassa di soggiorno è «iniqua e inefficace», e, alla luce delle parole della Cei, ha sollecitato un intervento del premier sull'argomento. Da "l'Unità" del 14 gennaio 2009
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