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23 | 05 | 2013
BUONGIORNO IRAN PDF Stampa E-mail
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È l'inizio di una nuova era nelle relazioni tra gli Stati uniti d'America e l'Iran, dopo trent'anni di gelo? Almeno nei toni sì. Il presidente americano Barack Obama ha colto l'occasione del Nowrooz, il capodanno della tradizione persiana, per rivolgere un messaggio «al popolo e ai dirigenti della repubblica islamica dell'Iran». Un messaggio video con sottotitoli in farsi: Obama riconosce nell'Iran una cultura antica e «una grande civiltà», fa appello alla «comune umanità che ci lega». Otto anni fa un altro inquilino della Casa Bianca metteva l'Iran nel suo «asse del male», ora Obama cita uno dei più celebrati poeti iraniani, «i figli di Abramo sono membra dello stesso corpo», e auspica «un nuovo inizio»: la svolta è netta e non va sottovalutata.

Le parole contano e in questo messaggio ci sono parole chiave. La prima è «repubblica islamica»: il presidente Usa manda a dire che Washington riconosce il sistema politico uscito dalla rivoluzione del 1979 in Iran. Ovvero, non intende spingere dall'esterno per cambiarlo: è archiviata la politica del «regime change» dell'amministrazione Bush, della democrazia esportata magari con le armi. Altre parole chiave sono «mutuo rispetto», e «la repubblica islamica dell'Iran deve prendere il suo posto di diritto nella comunità delle nazioni». Il messaggio non fa cenno alle questioni controverse nei rapporti tra Tehran e Washington, né il dossier nucleare, né le alleanze in Medio oriente, Israele, Hezbollah o Hamas: piuttosto, un appello a un futuro di dialogo e cooperazione.
Tutto il resto, nucleare eccetera, arriverà: perché un'altra parola chiave nel messaggio agli iraniani è «la mia amministrazione vuole ricorrere alla diplomazia per affrontare l'intero spettro delle questioni di fronte a noi». Questo è il punto: i contatti diretti e anche di collaborazione tra Tehran e Washington sono stati numerosi; dopo l'11 settembre 2001 fu proprio l'amministrazione Bush a cercare (e trovare) cooperazione sull'Afghanistan e poi sull'Iraq. Ma ognuna di queste occasioni è finita in nulla, così come si è arenato il dialogo con le nazioni europee sul dossier nucleare.
Ancora nel 2003 Tehran aveva presentato agli americani una proposta di colloqui su un ordine del giorno complessivo, ma l'amministrazione Bush la lasciò cadere. Il messaggio lanciato da Tehran era: il dialogo potrà decollare solo se sarà inserito in un quadro strategico complessivo, se le potenze occidentali riconosceranno la sovranità dell'Iran e il suo ruolo nel quadro regionale, e non minacceranno aggressioni militari.
Con gli auguri di Nowrooz, Barack Obama ha mandato il messaggio che serviva: riconoscimento e garanzie di sicurezza. Resta da vedere quali gesti seguiranno al primo, quali passi concreti (solo la scorsa settimana Washington ha confermato vecchie sanzioni all'Iran e ne ha imposte di nuove). La novità però c'è.
Che risposta verrà da Tehran? Siamo di fronte a «un'eccezionale opportunità per una nuova intesa tra gli Stati uniti e l'Iran», dichiarava giorni fa Sadegh Kharrazi, già ambasciatore iraniano all'Onu, viceministro degli esteri negli anni della presidenza di Mohammad Khatami (e uno degli estensori della proposta di dialogo snobbata da Washington). Secondo lui, Obama «ha un'audience» a Tehran sia presso la presidenza che presso la Guida suprema. Questa è la vera domanda, ora: cosa risponderà la Guida suprema, Ali Khamenei, prima autorità dello stato? Sarà l'Iran, questa volta, a perdere l'occasione?

di Marina Forti

da Il Manifesto del 21/03/09

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