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05 | 09 | 2010


Fidel e i gay. "La mia ingiustizia" PDF Stampa E-mail

E' stato 4 anni dibattendosi fra la vita e la morte. Entrando e uscendo dalla sala operatoria, intubato, alimentato attraverso le vene e i cateteri e perdendo di frequente conoscenza...
«La mia malattia non è nessun segreto di stato» avrebbe detto poco prima che essa provocasse la crisi e l'obbligasse a «fare quel che doveva fare»: delegare le sue funzioni di presidente del Consiglio di stato (la presidenza della repubblica) e, di conseguenza, di comandante in capo delle forze armate di Cuba.

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Contraddizioni di sinistra in America Latina PDF Stampa E-mail
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L'America latina è stata il fiore all'occhiello della sinistra mondiale nella prima decade del XXI secolo. E questo è vero in due sensi. Il primo e più largamente evidente è che i partiti di sinistra o di centro-sinistra hanno vinto una notevole serie di elezioni durante quei dieci anni. E collettivamente i governi dell'America latina hanno per la prima volta preso una distanza significativa dagli Stati uniti. L'America latina è diventata una forza geopolitica relativamente autonoma sulla scena mondiale.

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L'Afghanistan che non si può dimenticare PDF Stampa E-mail

Obama sembra aver risolto nel migliore dei modi l'incidente che ha visto le dimissioni del generale Stanley McChrystal, dopo il suo atto di insubordinazione. A sostituirlo è stato chiamato il suo superiore, il generale David Petraeus, capo del Central command che controlla tutte le forze Usa in Medio oriente. Il generale Petraeus dunque fa un passo indietro e torna a verificare sul campo la strategia da lui elaborata (più per l'Iraq) e che il generate Mc Chrystal avrebbe dovuto applicare in Afghanistan. Se a Washington l'incidente può considerarsi risolto, la questione meriterebbe un maggiore approfondimento. Non tanto per le dichiarazioni sprezzanti di McChrystal nei confronti del presidente Obama e del suo staff, ma perché queste affermazioni così come quelle di molti soldati rivelano un grande malessere nell'esercito Usa in Afghanistan, scontri tra reparti, mancanza di coordinamento.

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La scossa del Belgio PDF Stampa E-mail

Un «terremoto», strillano i quotidiani francofoni. «Il Belgio in ostaggio», grida il giornale sensazionalistico Derniere Heure. Il day after visto da sud fa paura. E un po' hanno ragione: dopo le elezioni di ieri, il Belgio è un paese diverso comunque scosso. Il grande successo degli indipendentisti fiamminghi del Nva - quasi un voto su tre per loro al nord - rischia realmente di mettere in moto la tettonica a zolle della secessione, anche se per ora il loro leader, Bart De Wever, ha indossato la divisa da pompiere. Domenica notte, in pieno delirio da festeggiamenti, De Wever parte minaccioso con una versione tutta latina dell'acronimo del suo partito, Nil volentibus arduum, nulla è arduo per chi realmente lo desidera, ma poi si muove da statista. «Tendo la mano ai francofoni», assicura il leader del Nva. «Siamo coscienti - continua - della responsabilità che incombe su di noi. Vogliamo metterci al lavoro per giungere quanto prima a delle strutture che funzionano». Già ieri alle 3 di pomeriggio De Wever era a colloquio dal Re Alberto II, a cui ha ripetuto la sua disponibilità a «offrire la guida del governo a un francofono, se ciò serve come garanzia per delle grandi riforme».

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I privati della terra PDF Stampa E-mail

Contadini nella regione di AwassaI pomodori sono rossi, maturi al punto giusto. Raggruppati in mazzetti da cinque, pendono da piante che crescono rigogliose all'interno di una serra ad altissima tecnologia: sistema d'irrigazione computerizzato, semi importati dall'Olanda, fertilizzanti di ultima generazione e una produzione da record. Benvenuti alla commercial farm di Awassa, nel cuore della Rift Valley etiopica, «la fattoria industriale più all'avanguardia di tutta l'Africa», come dice con orgoglio e una punta d'esagerazione il manager Gelata Bijiga. Mille ettari di terreno, otto serre in cui cresce di tutto - dai pomodori alle melanzane, dalle zucchine ai peperoni - e un mercato in rapida crescita. Gli ortaggi raccolti vengono inscatolati, messi in una cella frigorifera e trasportati in camion ad Addis Abeba.

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LA SICUREZZA DI OBAMA E QUELLA DI BUSH PDF Stampa E-mail
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E' certamente legittimo leggere il documento di Barack Obama sulla strategia di sicurezza nazionale americana come un'operazione di «cosmesi linguistica» priva di qualsiasi discontinuità reale rispetto all'era Bush, come autorevolmente ha fatto venerdì scorso su questo giornale Tariq Ali misurandola sulla parabola della guerra in Afghanistan e sulla questione israelo-palestinese. Ma è legittimo anche, spero, riconoscere al linguaggio una valenza non meramente cosmetica bensì performativa, e riconoscere nell'impianto culturale del testo di Obama una svolta di 180 gradi rispetto a quello omologo di Bush jr del 20 settembre 2002. Si sa del resto che rispetto all'operato di Obama sempre ci si divide fra il disincanto chi sta agli atti e l'incantamento di chi punta sulla sua visione del mondo; non stupisce dunque che sia così anche stavolta.

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Caduti, lacrime di coccodrillo bipartisan PDF Stampa E-mail

Nessun ripensamento, nessuna strategia, nessun obiettivo definito. Di fronte agli ultimi due soldati morti in missione di pace la politica italiana non rivela nulla all'infuori di un corale cordoglio. Lacrime bipartisan che rischiano di somigliare a quelle di un coccodrillo tanto coriaceo quanto inutile. Oggi a mezzogiorno il ministro della difesa ha informato il parlamento nell'aula della camera. Ma già ieri l'ufficio stampa di Ignazio La Russa ha inframmezzato freddi comunicati di circostanza con ben più appassionati commenti ufficiali del ministro (interista sfegatato) sull'ultima di campionato. Mercoledi le salme dei due alpini caduti sulla strada per il «fortino» di Bala Murghab rientreranno in Italia. La Russa ha comunque anticipato i primi dettagli sull'attentato facendo capire che molto presto i veicoli «Lince» saranno sostituiti o accompagnati da veicoli da combattimento ancora più corazzati come i «Freccia» (26 tonnellate di stazza contro i 7 dei Lince). Il governo è compatto a sostegno della missione. Certo, la Lega mugugna un po' ma è un sussurro. «Al di là delle vite umane che fanno spaccare il cuore - osserva Roberto Calderoli - bisogna verificare se questi sacrifici servono o meno a qualcosa».

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"Zapatero sbaglia tutto: ci vuole un New Deal" PDF Stampa E-mail

«Esattamente l'opposto della politica economica che andrebbe fatta in una crisi così drammatica». Il professor Vicenç Navarro, politologo ed economista catalano, non lesina giudizi sul premier spagnolo Rodriguez Zapatero, anche se allarga il suo discorso oltre i confini spagnoli, all'Europa e alle sue istituzioni. Navarro è una figura singolare. Attualmente insegna Scienze politiche e sociali all'universita Pompeu Fabra di Barcellona ed è professore di Politiche pubbliche alla Johns Hopkins di Baltimora, ma in passato, dopo la laurea in medicina e chirurgia nell'ateneo catalano nel '62, andò in esilio per via della sua opposizione al franchismo. Trascorse molti anni in Svezia (Uppsala e Stoccolma), Gran Bretagna (London School of economics, Oxford, Edimburgo) e Stati uniti passando agli studi economici.

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