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Libia, sui massacri silenzio bipartisan |
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La Libia è lo specchio del degrado delle classi dirigenti a livello mondiale. L’Onu qualche mese fa ha benedetto la guerra dando il via libera ai bombardamenti contro Gheddafi. Lo ha fatto violando la sua carta costitutiva, che la obbligava ad aprire una trattativa tra le parti. Contravvenendo ai suoi scopi e ai suoi principi l’Onu ha accettato il fatto compiuto della guerra ovviamente in nome di scopi umanitari: fermare i massacri. Adesso che la guerra è stata vinta dalla parte appoggiata dai bombardieri, cosa fa l’Onu? Nulla. In Libia sono in corso vendette e man mano che il conflitto procede cambia il suo scopo. Adesso veniamo a sapere che il problema è uccidere Gheddafi e che per ottenere questo obiettivo il conflitto può proseguire e con esso la distruzione e gli ammazzamenti. Cosa ha da dire su questo l’Onu? Nulla.
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1991, prima guerra del Golfo; 1999, guerra contro la Serbia per il Kossovo; 2001, guerra contro l'Afghanistan; 2003, seconda guerra del Golfo; 2011,guerra di Libia. Una sequenza lineare. Con partecipazione a volte diretta a volte obliqua dell'Onu, sempre più succube, e con la Nato sempre più calata nel suo ruolo di agenzia militare delle Nazioni unite.
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Non si ferma la protesta in Grecia, ed oggi lo sciopero è stato più imponente del solito, segno che il paese comincia a comprendere che non c'è futuro quando si consegna la propria sovranità economica alle banche ed agli organismi internazionali. Il bilancio della giornata è pesantissimo, un uomo in pericolo di vita, decine di feriti o intossicati dai lacrimogeni e una trentina di persone fermate. Gli incidenti nel centro di Atene sono avvenuti mentre sfilavano in modo pacifico i cortei dei lavoratori. Le misure di austerità che il governo socialista di George Papandreou si accinge ad adottare sono state al centro della protesta. Chi pensava che la protesta del popolo greco terminasse nel tempo è servito.
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In quel che è stato chiamato il Grande Gioco, non c'è dubbio che - finché era vivo - Osama bin Laden rappresentava una carta pesante in mano agli Stati uniti. Per anni agitare il suo fantasma (o persino il simulacro del fantasma) bastava a giustificare nuove invasioni, guerre preventive. La sua immagine barbuta era divenuta uno dei più potenti strumenti della politica estera Usa. Uccidendolo, il presidente Barack Obama si è giocato questa carta, ha buttato il suo asso sul tavolo. La domanda è non solo cosa ci ha guadagnato, ma anche come sono rimasti gli altri giocatori: in definitiva, come - e quanto - questa mossa ha cambiato il gioco stesso.
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Libro verde di Gheddafi, note a margine |
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In questi giorni , dopo che i media lo davano ormai per spacciato, Gheddafi è riapparso sugli schermi con in mano il Libro verde, ne ha letto dei passi tra lo stupore generale degli osservatori internazionali. È lo stesso Libro verde che, trasformato in monumento nazionale, è stato buttato giù a colpi di piccone dalle folle inferocite di Bengasi pochi giorni fa. In nessun posto al mondo ci sono stati monumenti che sono interamente dedicati a riprodurre la copertina di un libro. Neanche il libretto rosso di Mao, pur godendo inizialmente di grandi consensi, ebbe mai questa consacrazione. Gheddafi pubblicò il Libro verde nel 1975, a sei anni dal golpe che lo aveva portato al potere, e ne fece la base del suo programma politico con l'ambizione di farlo diventare una alternativa al socialismo sovietico ed al capitalismo occidentale.
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Libia, la rivoluzione online |
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Il Comitato di transizione crea il suo sito e offre a Gheddafi di arrendersi La rivoluzione non sarà un pranzo di gala, ma di sicuro si nutre di comunicazione. Sia quella che serve per ottenere consenso, che quella che serve per farsi conoscere. Dopo il golpe militare del 1969, con il quale venne rovesciata la monarchia di re Idris in Libia, passarono mesi prima che il giovane Muammar Gheddafi diventasse 'il volto' del nuovo corso. Il Consiglio Nazionale ad Interim di Transizione, che si è autoproclamato governo temporaneo della Libia liberata da Gheddafi, ha messo online un sito che fornisce tutte le informazioni del caso.
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Ci hanno messo pochissimo, le donne egiziane, a realizzare quanto sia abile il potere maschile a ricomporsi dopo le rotture rivoluzionarie. Loro sono state protagoniste decisive della lotta di piazza Tahrir e di tutto ciò che l'ha preparata e fatta crescere, eppure, dicono adesso, il governo militare che s'è insediato al posto di Mubarak se n'è già dimenticato: per questo oggi celebreranno l'8 marzo tornando in piazza. Non si creda che sia un problema solo laddove i militari subentrano ai despoti, o dove, come in Iran dove pure domani sarà una giornata di lotta femminile, sono andate al potere rivoluzioni islamiche con un segno, e con delle legislazioni, esplicitamente patriarcali.
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Marco d'Eramo: La lotta di classe in America |
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L'aggressione repubblicana ai diritti sindacali è partita dal Wisconsin. Con la scusa della crisi si vogliono tagliare stipendi e contratti collettivi dei dipendenti pubblici. Il paese però reagisce. Mentre le classi sociali vengono dichiarate ormai estinte, tenui ricordi di un lontano passato, negli Stati uniti si combatte invece un'esplicita, durissima lotta di classe che vede classicamente contrapposti da un lato capitalisti di vecchio stampo (quelli che a fine '800 si chiamavano robber barons, «baroni banditi») e dall'altro lavoratori organizzati.
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