Home Lavoro, economia, sindacato
23 | 05 | 2013


Quel futuro negato ai lavoratori della conoscenza PDF Stampa E-mail
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I fatti dell'ultima primavera spagnola sono noti. Un anno fa, le immagini erano sotto gli occhi di tutti. Il successo del movimento fu clamoroso. Nel giro di pochissime ore, sull'onda delle rivolte avvenute sull'altra sponda del Mediterraneo, l'iniziativa di poche centinaia di persone bucava gli schermi di tutto il mondo e rimbalzava sulla prima pagina dei quotidiani internazionali. Il movimento aveva creato un'iconografia facilmente riconoscibile, che suscitava nello spettatore un moto di identificazione immediata. (...) Nel lessico degli indignati, il ritorno della piazza deve essere interpretato come occupazione dello spazio pubblico, ossia come appropriazione fisica e/o virtuale di un territorio negato dalla politica «ufficiale», in cui si manifesta la volontà di insediarsi, di accampare. L'affermazione del movimento riguarda dunque la presenza e la ri-politizzazione di uno spazio disertato dalla politica.

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IL BILANCIO IN ROSSO DI UN CONTINENTE PDF Stampa E-mail
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L'economista Jacques Sapir risponde positivamente al provocatorio titolo del suo ultimo saggio «Bisogna uscire dall'euro?» e denuncia i rapporti di forza a favore dell'economia tedesca presenti nell'Unione Europea. Le elezioni francesi e greche hanno aggiunto nuovi fattori di instabilità ad una Unione monetaria europea già economicamente e socialmente insostenibile. D'ora in poi l'alternativa si riduce a questo: o i Paesi forti dell'Europa accettano di finanziare i Paesi deboli o di garantirne i debiti, oppure la spaccatura dell'euro diventa inevitabile. In entrambi i casi è in gioco la definizione del piano della sovranità, della possibilità o meno di governare l'uscita dalla crisi con politiche di crescita declinate su scala nazionale o sovranazionale. 

 

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I salvatori dell'Italia PDF Stampa E-mail
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Il governo Monti ha iniziato lo scorso dicembre una manovra economica i cui primi due tempi ha modestamente chiamato “Salva Italia” e “Cresci Italia”. Ci sembra utile tornare brevemente sia sul “salvataggio” che sulla “crescita”. La prima fase dell’intervento è consistita in tagli di spesa e maggiori entrate per un totale di circa 30 miliardi di euro (per il 2012). Di questi 30 miliardi, 6 consistono in aumenti di accise (carburanti)  e aumenti del prezzo dei tabacchi, 1.6 miliardi in tagli alle pensioni, 3.3 miliardi in aumenti dell’IVA, 2.2 miliardi in un’addizionale Irpef, 2.8 miliardi in una riduzione di trasferimenti agli enti locali: 16 miliardi su 30 sono quindi in larghissima parte aggravi per lavoratori dipendenti e pensionati. La manovra prevede poi anche un aumento di 11 miliardi di imposizione sugli immobili.

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Il monopolio dell'economista PDF Stampa E-mail
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La trasmissione l'Infedele di lunedì, dedicata da Gad Lerner alla manovra economica e al problema del debito pubblico, induce ad alcune riflessioni. Tralascio gli interventi di apologia dell'evasore-imprenditore (a cui Arzignano ha dedicato un monumento) e quello sul suo ispiratore - il governo Berlusconi - affidata a un sottosegretario addestrato a schivare le domande. Tralascio anche quello di Maurizio Landini che ha spiegato che se siamo a questo punto è il meccanismo che ci ha portato fin qui a dover essere cambiato. 
Oltre a loro erano presenti un (ex) banchiere, autore di una proposta sensata di imposta patrimoniale, un giornalista economico che sa radiografare con cura i bilanci aziendali e un economista che è una delle migliori voci nel campo dell'analisi finanziaria a livello internazionale: tutti e tre fortemente critici non solo nei confronti del governo Berlusconi e delle sue manovre, ma anche - in parte - delle politiche dell'Unione Europea.

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E' in gioco la democrazia PDF Stampa E-mail
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Il miglior atto di responsabilità verso il Paese che la Cgil potesse assumere lo ha fatto proclamando lo sciopero generale e chiamando tutti alla mobilitazione.

Questa manovra del governo dev'essere profondamente cambiata, a partire dal ritiro dell'articolo 8 che cancella il diritto del lavoro, il contratto nazionale e lo Statuto dei Lavoratori. Non è sufficiente: un governo che con le sue leggi classiste sta attentando alla nostra Costituzione formale e materiale dev'essere mandato a casa. Di conseguenza, lo sciopero generale non può restare un momento a sé, per quanto fondamentale, ma deve segnare l'inizio di una mobilitazione straordinaria capace di durare il tempo necessario ad ottenere tutti questi risultati che non si esaurirebbero neanche con un cambiamento radicale della manovra. La Confindustria sta sostenendo apertamente le scelte del governo. 
Scelte che, con l'art. 8, promuovono l'odioso metodo della Fiat a Pomigliano e Mirafiori a legge dello stato, in violazione di altre leggi fondamentali.

 

 

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Se una marziana ci visitasse... PDF Stampa E-mail
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Troppi profitti dalla finanza, troppo pochi dagli investimenti che servono all'economia e alla società. Mancano i consumi, la politica è assente, la crisi si aggrava. Dopo gli errori dell'Europa neoliberista, siamo all'autodistruzione del capitalismo? 
Le questioni messe in luce da Rossana Rossanda e altri interventi al dibattito sulla crisi sono di grande importanza. Vorrei partire dalla questione su quale tipo di Unione dovesse venire prima in Europa: quella economica o quella politica? Non si tratta di un problema di priorità temporale ma di che tipo di Unione vogliamo, all'insegna di quali contesti ideologici. L'Unione Europea - che è soprattutto di tipo economico come nota Rossanda - è stata realizzata all'insegna del neo-liberismo e dell'ortodossia economica neoclassica: i mercati sono efficienti, sanno regolare l'economia ed è loro - non dello Stato - il compito di farlo.

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Sciopero Cgil il 6 settembre PDF Stampa E-mail
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La data è decisa, e ormai è una corsa contro il tempo per cambiare la manovra: la Cgil ha proclamato lo sciopero generale per martedì 6 settembre. Proprio il 5, il giorno prima, il Senato comincerà a discutere il contestatissimo documento del governo. E per il 5 e il 6 la Fiom aveva già fissato le sue proteste, che adesso confluiranno inevitabilmente nella mobilitazione decisa da tutta la confederazione. Lo stop sarà di 8 ore, articolato per territori, e quindi l'allerta parte subito: dovranno muoversi (e incrociare le braccia) più persone possibili. Sempre la stessa settimana - ma il 10 e l'11 - è previsto un attendamento del popolo Viola in Piazza San Giovanni: quindi insomma un anticipo di «autunno caldo».

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La chimera di una crescita che non ci sarà PDF Stampa E-mail
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Gli alti e bassi, ma sostanzialmente bassi, dei cosiddetti mercati, ci fanno capire che nei prossimi anni, e per molto tempo ancora, non ci sarà alcune «crescita»: né in Italia (dove la manovra ha messo una pietra tombale su qualsiasi velleità di rilancio economico), né in Europa, Germania compresa: che sconterà presto il disastro a cui sta condannando metà dei suoi partner commerciali. 
Meno che mai negli Stati Uniti; di conseguenza soffrirà anche l'economia cinese, dove sostituire la domanda estera con quella interna non è così facile. Nemmeno il Brasile se la passerà più molto bene, mentre l'economia giapponese è scomparsa dai radar.
In Italia, e in molti altri paesi senza «crescita», il pareggio di bilancio diventerà irraggiungibile: anche ridurre la spesa pubblica non basta per colmare i deficit. 
Così gli interessi si accumulano, anno dopo anno, e il debito cresce, facendo aumentare a sua volta i tassi, e con essi il deficit. Anche se prescritto dalla Costituzione (con una norma che seppellisce tutto il pensiero economico originale del Novecento) il pareggio di bilancio diventa una chimera.

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Una manovra costituente PDF Stampa E-mail
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Quella varata dal governo Berlusconi, sotto dettatura dalla BCE e dalla Germania, non è solo una manovra economica. E’ una grande rivoluzione conservatrice che usa il potere dello stato per stravolgere i rapporti tra le classi sociali e uscire dal compromesso democratico che ha caratterizzato il secondo dopoguerra. 
Nella manovra si privatizza tutto il possibile e si demolisce il welfare. Nessuno capirà più perché bisogna pagare le tasse ad uno stato che non ti da nulla in cambio o che ti obbliga a pagare una altra volta i servizi attraverso le tariffe.
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La grande abbuffata di miliardi della FED PDF Stampa E-mail
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Sedicimila miliardi di dollari in prestiti senza interesse dagli Usa alle grandi banche mondiali: come il pil dell'intera Ue. Il Pil realizzato nel 2010 dai 27 paesi dell'Unione europea è stato valutato 16.106 miliardi di dollari. Quello dell'Italia 2.036 miliardi e del Belgio 461 miliardi (Fmi, World Economic Outlook Database, 2011). Ebbene, il rapporto dell'audizione effettuata sulla Federal Reserve Bank , la Banca Centrale degli Stati Uniti, per la prima volta della sua storia, dal Gao (Government Accountability Office) degli Stati uniti, reso pubblico alla fine di questo luglio, rivela un fatto a prima vista incredibile: la Federal Reserve Bank ha dato in segreto, tra dicembre 2007 e giugno 2010, a banche e imprese americane e non, prestiti per circa 16 mila miliardi di dollari senza interesse e a condizioni di rimborso del tutto fluide. Argomento: per «salvarle».

 

 

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