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18 | 05 | 2013


La Congiura dei Tecnici PDF Stampa E-mail
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All'origine della crescita del debito pubblico nel nostro paese c'è il divorzio consumato negli anni Ottanta tra Banca d'Italia e governo politico dell'economia per ripristinare il comando del capitale sulla società. Un percorso di lettura. Nell'autunno 1980, gli indicatori dell'economia italiana mostravano un andamento contrastato. Nonostante una rilevante crescita del reddito nazionale, in decisa controtendenza rispetto agli altri Paesi industrializzati, la bilancia dei pagamenti era passata dal consistente avanzo realizzato nel biennio 1977-78 ad un ancor più largo disavanzo. L'inflazione viaggiava al ritmo del 2% al mese, con aspettative di peggioramento rese evidenti dal sostenuto aumento dei prezzi dei beni-rifugio.

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LA MACCHINA RODATA DELLA CRITICA PDF Stampa E-mail
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Una spregiudicata e avvincente lettura di Karl Marx in un volume dei filosofi francesi Pierre Dardot e Christian Laval (Gallimard) che invita a fare i conti con il fallimento del socialismo reale e pone il problema di una rinnovata pratica dell'emancipazione. Da oggi a Londra l'annuale kermesse internazionale dedicata all'autore de «Il capitale» Quali sono i nodi più rilevanti di questo poderoso libro di Pierre Dardot e Christian Laval (Marx, Prénom: Karl, Gallimard, pp. 832, euro 34,90)? È necessario chiederselo perché (essendo appunto troppo voluminoso - 800 pagine - da poter esser letto di un solo colpo) solo apprestando dei dispositivi di lettura, esso può essere scorso utilmente e permettere approssimazioni per una lettura centrata sui temi fondamentali e che venga, per così dire, sempre più precisandosi.

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IL QUARTO STATO DEL CAPITALE PDF Stampa E-mail
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Un invito alla lettura. La Redazione di LIberate barabba. La lotta di classe non è finita, così come non sono scomparse le classi sociali. L'ultimo libro di Luciano Gallino per Laterza sgombra il campo da molte erronee convinzioni che hanno orientato le politiche delle sinistre. Ma è anche un invito a guardare con lucidità la crisi del pensiero critico, che non può invece essere aggirata proponendo soluzioni che non scalfiscono la religione del libero mercato Con un titolo provocatorio, parole che le ex sinistre italiane non hanno il coraggio di pronunciare, Luciano Gallino ha chiamato il suo ultimo libro La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza, pp. 212, euro 18).

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La lotta di classe c'è ancora PDF Stampa E-mail
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La lotta di classe c'è ancora. A dire il vero non è mai sparita, tanto meno negli ultimi trent'anni, solo che è condotta prevalentemente dall'alto, nonostante il processo di «proletarizzazione» in corso. Mentre lavoratori dipendenti e pensionati salvano gli Stati e il welfare coprendo forzatamente i buchi di bilancio che manager e politici inetti hanno prodotto attraverso investimenti fallimentari e politiche regressive, le classi dirigenti attuano la ridistribuzione del reddito dal basso verso l'alto! Per riprendersi il potere contrattuale che la working class (le classi operaia e media) aveva conquistato con le lotte degli anni '60 e '70, la «classe capitalistica transnazionale» ha lanciato una controffensiva chiamata globalizzazione, il cui asse portante è la finanza. Per chi, intossicato da mantra della scomparsa delle classi, volesse convincersene, può leggere l'intervista di Paola Borgna a Luciano Gallino: La lotta di classe dopo la lotta di classe (Laterza 2012, pp. 214, € 12), dove si forniscono dati scientifici per l'analisi di classe, dando corpo all'assunto che la globalizzazione e la finanziarizzazione dell'economia sono state condotte in chiara funzione antioperaia.

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NUOVO SOGGETTO POLITICO: LAVORO E BENI COMUNI PDF Stampa E-mail
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Proviamo a dare qualche contenuto concreto alla discussione sul soggetto politico nuovo che si svolgerà il 28 aprile prossimo a Firenze. Così possiamo cominciare a rispondere alle diverse posizioni critiche che sono state avanzate nel dibattito (molto vivo e interessante) che sta svolgendosi sul Manifesto. Innanzitutto, una decisione che va presa a Firenze, cominciando a sperimentare subito il piacere di decidere collettivamente, è il nome del nuovo soggetto. Il nome non è questione da poco, perché per suo tramite si offre un orizzonte di senso alla nostra operazione politica. Un nome è poi indispensabile per qualunque uso istituzionale si voglia fare del nuovo soggetto sia prima che alle elezioni del 2013. Ciò risulta di una qualche urgenza perché autorevoli compagni hanno letto nella attuale denominazione di "soggetto politico nuovo" un accento di nuovismo politico.

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Medioevo della fiction PDF Stampa E-mail
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Cosa accomuna «Romanzo di una strage», il film su Piazza Fontana, e «Diaz», il film sul G8 di Genova? L'assenza del movimento, che è stato la ragione di fondo di entrambi gli eventi. Una polemica con Giordana e Vicari. Credo che abbiamo un problema. Noi chi? Quelli che in vario modo e in varie epoche hanno partecipato a tentativi di cambiare questo paese. Ma in generale, direi, qualunque cittadino. Il problema è stato enunciato da Goffredo Fofi in una recensione a Romanzo di una strage, il film di Marco Tullio Giordana su Piazza Fontana: «Ci si chiede dunque come mai il cinema e la televisione italiani non siano in grado di proporre altro che panettoni da povero pamphlet giornalistico, al posto di un buon cinema».

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UN REDDITO OLTRE IL LAVORO PDF Stampa E-mail
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Un sostegno minimo ai giovani darebbe loro la possibilità di studiare o inventarsi un futuro. Le gaffe di Monti e delle sue maldestre ministre sul lavoro e le «oziose attitudini» della nostra gioventù - sinistra forma di scherno su una tragedia sociale di proporzioni mai viste - hanno avuto da più parti la risposta che meritavano. Splendido, fra gli altri, Miguel Gotor su Repubblica del 7 febbraio. Val la pena tuttavia ricordare, che i nostri uomini e donne di governo non compiono solo l'errore di scambiare la condizione privilegiata della propria famiglia con quella generale degli italiani. Non solo confondono la complessa realtà del nostro tempo con i manuali di economia studiati nella loro lontana giovinezza. Ma soprattutto non hanno nessuna idea delle forme inedite e socialmente distruttive che ha assunto il capitale nel nostro tempo.

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Wu Ming 1: sul «Non siamo di destra né di sinistra» e Beppe Grillo PDF Stampa E-mail
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Ho preso questi appunti nel corso del tumultuoso, convulso 2011, anno di insurrezioni, detronizzazioni, disvelamenti e nuove confusioni. Per la precisione, sono note scritte nel periodo aprile-settembre 2011. Alla bruta materia di queste frasi annotate live, nel pieno degli eventi, non ho saputo imporre alcuna struttura solida e coerente. La numerazione di paragrafi e capoversi è il residuo di un tentativo in tal senso, sostanzialmente fallito.

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Michael Hardt e Antonio Negri: Cosa ci auguriamo per il 2012 PDF Stampa E-mail
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Alcune delle lotte sociali più incoraggianti del 2011 hanno posto la democrazia in cima alla listaSebbene siano il prodotto di condizioni molto diverse, questi movimenti - dalle insurrezioni della Primavera Araba alle lotte sindacali nel Wisconsin, dalle proteste studentesche in Cile a quelle negli USA e in Europa, dai disordini del Regno Unito alle occupazioni degli indignados spagnoli e dei greci di Piazza Syntagma - condividono un'istanza negativa: Basta con le strutture del neoliberismo! Non si tratta solo di una protesta di tipo economico, ma è di già una protesta politica, diretta contro la falsificazione della rappresentanza.

 

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MICHAEL HARDT: LA VIOLENZA DEL CAPITALE PDF Stampa E-mail

Naomi Klein possiede un talento particolare che le consente di afferrare l’essenza dell’attuale situazione politica e di abbozzare una chiave di interpretazione in grado di riaggregare la Sinistra. È quello che ha fatto in No Logo, il best-seller apparso nel 2000,e che ripete in Shock economy. In entrambe le opere, così come nella sua attività giornalistica, l’autrice insiste sul fatto che la nostra sfida politica verte soprattutto sull’economia. E aggiunge che non è necessario essere degli esperti per comprendere come funzionino i meccanismi del capitalismo globale. Il fascino della sua prosa, d’altra parte, è corroborato dalla capacità di spiegare i fondamenti dei rapporti economici in termini chiari, e anche personali, accessibili alle più vaste fasce di lettori.

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Slavoj Zizek a Occupy Wall Street: “Noi non siamo sognatori, siamo il risveglio da un sogno che si s PDF Stampa E-mail
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Loro diranno che noi siamo violenti, che il nostro linguaggio è molto violento: occupazione e così via. Sì noi siamo violenti, ma soltanto nel senso in cui il Mahatma Gandhi era violento. Siamo violenti perché vogliamo porre un freno alla piega che gli eventi hanno preso – ma che cosa è questa violenza puramente simbolica rispetto alla violenza necessaria a sostenere il buon funzionamento del sistema capitalista globale? Siamo stati definiti perdenti – ma i veri perdenti non sono forse tutti quelli di Wall Street che sono stati salvati dai vostri soldi, dalle centinaia di miliardi prelevati dalle vostre tasche?

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Feticismo della merce digitale e sfruttamento nascosto: i casi Amazon e Apple PDF Stampa E-mail
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  La settimana scorsa The Morning Call, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta – intitolata Inside Amazon’s Warehouse – sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley. Il reportage, risultato di mesi di interviste e verifiche, sta facendo il giro del mondo ed è stato ripreso dal New York Times e altri media mainstream.

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IN DIFESA DI SILVIO BERLUSCONI E DELLA SUA BANDA PDF Stampa E-mail
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…Silvio Berlusconi non sopravviverà a lungo nonostante il cerone sul viso e i capelli piantati sul cranio. A lui che gliene può importare? Ha passato gli ultimi quarant’anni a preparare la distruzione di un paese che forse merita quel che gli è capitato (o forse no, ma questo è un argomento su cui non sono preparato). C’è riuscito, gli è andata fatta bene. Si è venduto la madre, ha camminato sui cadaveri, ed ora, bello bello se la svigna, forse senza passare per Piazzale Loreto (non lo so, ora vediamo).Perché non smettete di perseguitarlo? Siete stati suoi complici. Veltroni ha detto nell’84 che Berlusconi era un uomo di sinistra, D’Alema gli ha aperto la porta della Bicamerale, e tutti i governi di centro-sinistra che si sono succeduti hanno a fatto a gara nel non sollevare l’unico problema che avrebbe avuto senso sollevare: si può consegnare il potere politico a un uomo che possiede già tre televisioni due giornali quattro case editrici, una finanziaria, un’agenzia pubblicitaria e quante altre cose mi dimentico? Non si può. Ma non accade lo stesso in Inghilterra e in America, dove spadroneggia nel mediascape un signore che non si faceva scrupolo di far circolare messaggi falsi dal cellulare di una bambina appena uccisa da un violentatore? Non accade lo stesso in Francia dove il partito della sinistra si sarebbe volentieri fatto rappresentare da un signore che, non contento di presiedere un organismo criminale come l’IMF va in giro violentando ragazzine e cameriere? E allora perché ve la prendete con il vecchio padrino? Lasciatelo morire in pace… E andate all’inferno con lui.  Lucido e feroce, Bifo non delude mai. La Redazione di Liberate Barabba

 

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IL PURGATORIO CHE CI ATTENDE PDF Stampa E-mail
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La Redazione di Liberate Barabba vi invita alla lettura,  Bifo come sempre non delude le attese  

...Il Purgatorio che ci aspetta è invece più complicato e lungo. Dovremo forse passare attraverso un’insurrezione legalitaria che porterà al disastro di un governo della Banca centrale europea impersonato da un banchiere o da un confindustriale osannato dai legalitari. Sarà quel governo a distruggere definitivamente la società italiana, e i prossimi anni italiani saranno peggiori dei venti che abbiamo alle spalle. E’ meglio saperlo. Ed è anche meglio sapere che una soluzione al problema italiano non si trova in Italia, ma forse (e sottolineo forse) si troverà nell’insurrezione europea“... 

 

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Slavoj Žižek: Saccheggiatori di tutto il mondo, unitevi (Lenin + Smiths?) PDF Stampa E-mail
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La ripetizione, secondo Hegel, svolge un ruolo storico fondamentale: una cosa che accade solo una volta può essere liquidata come un caso, un evento che avrebbe potuto essere evitato se la situazione fosse stata gestita diversamente; ma il suo ripetersi è sintomo di una dinamica storica più profonda. Quando Napoleone fu sconfitto a Lipsia, nel 1813, si pensò a un caso sfortunato; quando perse nuovamente a Waterloo fu chiaro che il suo tempo era finito. Lo stesso vale per la crisi finanziaria in corso. Nel settembre del 2008 fu presentata da alcuni come un'anomalia che poteva essere corretta con nuove regolamentazioni ecc.; ora che si susseguono i segnali di un nuovo tracollo finanziario è evidente che abbiamo a che fare con un fenomeno strutturale. Continuano a dirci che stiamo attraversando una crisi del debito e che dobbiamo portare tutti insieme questo peso e tirare la cinghia.

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Una discussione intorno al comune PDF Stampa E-mail
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Intervista a TONI NEGRI – di FILIPPO DEL LUCCHESE e JASON SMITH

Da alcuni anni ormai le tue opere più importanti sono scritte a quattro mani con Michael Hardt, e il suo contributo appare sempre più evidente, specialmente in quest’ultimo libro. L’evoluzione appare ancora più palese a chi conosca le tue opere precedenti, in cui affiora uno stile di ragionamento, di pensiero e di scrittura estremamente originale, singolare, con un percorso ben definito e riconoscibile attraverso le tue esperienze politiche e culturali.

Qual è il vostro metodo di lavoro a due, e quali sono gli elementi più importanti che derivano da questo ‘incontro’?

 

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Il comune in rivolta PDF Stampa E-mail
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Non ci voleva molta immaginazione per « strologare » rivolte urbane nella forma delle jacqueries, una volta che l’analisi della crisi economica attuale fosse stata ricondotta alle sue cause ed ai suoi effetti sociali. In Commonwealth, fin dal 2009, era stato infatti previsto. Quello che non ci saremmo mai attesi, all’incontrario, è che in Italia, nel movimento, questa previsione fosse rifiutata. Sembrava infatti, ci fu detto, antica; si disse invece: ora è il momento di ricostruire fronti larghi contro la crisi, di stabilire nei movimenti forme di organizzazione-comunicazione-riconoscimento che tocchino la rappresentanza politica.

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ANDREA FUMAGALLI: Il default come contropotere alla speculazione finanziaria PDF Stampa E-mail
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Nei commenti della maggior parte degli organi di stampa e nelle dichiarazione sia degli uomini politici che dei cosiddetti esperti, uno spettro (o meglio un incubo) si aggira per l’Europa. Non è lo spettro del comunismo, bensì l’incubo dei mercati finanziari. Tutti sono in attesa del loro responso, forma di moderno oracolo, in grado di condizionare e incidere sulla vita di milioni di persone, di far cadere un governo, di imporre elezioni anticipate oppure la sottoscrizione di documenti e patti sociali altrimenti poco credibili tra firmatari altrettanto poco credibili.

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Naomi Klein: No logo dieci anni dopo PDF Stampa E-mail
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La cultura delle multinazionali non governa solo i centri commerciali. Detta legge a Washington e alla Casa Bianca. E ha creato un presidente-marchio che produce gadget e false speranze. Il cambiamento deve venire dal basso. Nel maggio del 2009 la vodka Absolut ha lanciato una nuova serie limitata: no label, senza etichetta. Kristina Hagbard, la responsabile delle pubbliche relazioni dell’azienda, ha spiegato: “Per la prima volta abbiamo il coraggio di affrontare il mondo completamente nudi. Presentiamo una bottiglia senza etichetta e senza logo per veicolare l’idea che l’aspetto esteriore non conta, l’importante è il contenuto”.

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La rotta d'Europa PDF Stampa E-mail
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Qualche anno fa Romano Prodi si è felicitato di aver fatto l’unità dell’Europa cominciando dalla moneta. Se avessimo cominciato dalla politica – è stato il suo argomento – non ci saremmo arrivati mai data la storica rissosità dei singoli stati. Mi domando se lo ripeterebbe oggi.

E’ vero che la moneta unica, l’euro, c’è ed è diventata la seconda moneta internazionale del mondo, ma lui medesimo, che aveva a lungo diretto la Commissione, Jacques Delors, che l’aveva preceduto - nonché Felipe Gonzales, presidente all’epoca del governo spagnolo ed altri minori responsabili di quegli anni - hanno scritto sabato su “Le Monde” un preoccupato testo sul suo destino. Quattro paesi dell’Unione, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia sono indebitati fino agli occhi e sono entrati in una zona di turbolenza pericolosa per tutto il continente.

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