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05 | 09 | 2010


Fuori i piccoli «clandestini» PDF Stampa E-mail

"Minacciano la maggioranza ebraica". Il governo israeliano espelle 400 bambini, figli di immigrati irregolari. Tardiva la protesta di Ehud Barak, ministro della difesa laburista

Accade, di rado, che il ministro della difesa Ehud Barak si ricordi di essere un laburista. Recuperata per qualche attimo la memoria politica, l'artefice nel 2009 dell'abbraccio fraterno tra il suo partito e la destra del premier Benyamin Netanyahu in funzione anti-palestinese, ora protesta per la decisione presa nei giorni scorsi dal governo del quale fa parte di cacciar via 400 bambini stranieri, molti dei quali con meno di cinque anni di età, figli di lavoratori immigrati non in regola. Altri 800, sulla base del provvedimento, verranno rispediti al mittente al compimento del 21esimo anno.

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Le ragioni di un'azione senza ragioni PDF Stampa E-mail

Il premier Benjamin Netanyhau ha dovuto annullare il suo incontro con Obama a Washington e rientrare precipitosamente di fronte al montare dell’enorme crisi internazionale creata dalla brutale azione della marina israeliana contro la «Freedom Flottilla» diretta a Gaza. L’incendio si estende per il mondo e Israele si ritrova in mezzo a un terribile uragano che forse ha un solo punto positivo: l’impressionante catena delle reazioni internazionali all’azione israeliana serve a gettare un fascio di luce su una realtà oscurata quali l’assedio di Gaza e la miseria imposta a un milione e mezzo di palestinesi.

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PIRATI ISRAELIANI FANNO STRAGE DI PACIFISTI PDF Stampa E-mail

Fotogramma dal video dell'attacco israeliano. Sotto, la nave "Marmara"Unità israeliane hanno attaccato all'alba di stamane il convoglio “Flotta della Libertà” che portava aiuti umanitari da Cipro a Gaza. Commandos sono saliti a bordo di una delle navi, la turca “Marmara”, sparando e uccidendo molte persone: le prime notizie parlavano di almeno due morti, poi saliti a dieci e addirittura a diciannove secondo gli ultimi aggiornamenti, che parlano anche di una trentina di feriti. La maggior parte delle vittime sarebbero di nazionalità turca: il governo di Ankara ha già presentato una formale protesta diplomatica, altri governi lo stanno facendo in queste ore. A bordo delle navi attaccate c'erano anche cinque italiani, non risulta che siano tra le vittime.

 

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Passi indietro sulla porta dell'inferno PDF Stampa E-mail

La settimana scorsa il senatore John Kerry, lunedì l'inviato Usa George Mitchell, ora il vicepresidente Joe Biden. Dopo mesi di paralisi seguiti al drammatico discorso del presidente Barack Obama al Cairo, sembra che il processo di pace in Medio Oriente torni all'ordine del giorno. Anche se 19 anni dopo la conferenza di Madrid, e quasi 17 dall'avvio del processo di Oslo, con tutte le pressioni degli Stati uniti, tutto quello che israeliani e palestinesi hanno accettato è di avviare una serie di negoziati indiretti.

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Il muro di Rafah PDF Stampa E-mail

Si scava, ma non solo, lungo i 12 km di frontiera tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Si scava e si prepara la ragnatela di tubi che dal Mediterraneo porterà l’acqua necessaria per allagare la fascia di territorio lungo la quale correrà la barriera di acciaio in costruzione da Tel al Sultan a Sarsuriya. La seconda fase dei lavori è ormai avviata, scrive il quotidiano egiziano indipendente al Masry al Youm che ha avuto la possibilità di raccogliere le testimonianze di beduini che vivono in quella zona. Le potenti scavatrici che per giorni hanno preparato la sede per la barriera di acciaio impenetrabile, a prova di bomba, sono state spostate nell’area di Salah Eddin, non lontano dal memoriale per il milite ignoto. In campo intanto scendono le associazioni ecologiste, per denunciare un progetto che non solo chiude una delle bombole d’ossigeno più importanti per la popolazione di Gaza ma che rischia anche di provocare danni all’ambiente.

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Un assedio REDDITIZIO PDF Stampa E-mail

Quando si vedono con i propri occhi gli effetti devastanti dell'embargo israeliano a Gaza, non si può che rimanere sconvolti e pensare che un milione e mezzo di residenti della Striscia sono trattati come animali, se non peggio. Lo ha dichiarato Jimmy Carter dopo essersi recato nella Striscia dove ha incontrato il governo di fatto di Hamas. E l'ho sentito anch'io che sono stata più volte con varie delegazioni di parlamentari europei a Gaza, prima, dopo e durante l'offensiva israeliana «Piombo fuso» che ha spazzato via oltre 1.400 vite umane e deliberatamente distrutto intere aree produttive industriali e agricole della Striscia creando un deserto contaminato, in cui la ricostruzione, malgrado la creatività e l'operosità della popolazione palestinese, non si avvia proprio per il blocco illegale di Israele che impedisce il transito di prodotti vari, dall'acciaio al cemento, così come di giocattoli o matite colorate.

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ISRAELE SENZA FUTURO PDF Stampa E-mail

Il Likud, il partito del futuro premier israeliano Netanyahu, e il partito Israel Beitenu capeggiato da Avigdor Lieberman hanno annunciato che arriveranno a un accordo sulla formazione della futura coalizione di governo. Il risultato del negoziato non è chiaro, e infatti continuano le trattative segrete del Likud con il partito centrista Kadima per una coalizione ampia che non si basi unicamente sulla destra radicale.
È il caso d'intendersi: persino Netanyahu sembra capire che un governo d'estrema destra non lo porterà da nessuna parte. E di spiegarsi: se non si mette in piedi la coalizione ampia e bisognerà includerlo nel governo, Lieberman è un moderato se lo si confronta ad alcuni dei possibili alleati. Fondamentalisti, coloni dei Territori occupati, seguaci del defunto rabbino razzista Kahane: anche loro faranno parte della coalizione. Meno conosciuti all'estero, sono l'aria peggiore che si respira e che minaccia il futuro di Israele.

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Gaza: La logica del potere coloniale PDF Stampa E-mail
Sono stato reporter in Iraq, Afghanistan, Libano, Somalia e altre zone di guerra per quasi tutta la presidenza Bush. I miei articoli sono stati pubblicati su quasi tutte le maggiori testate. Sono stato intervistato dai principali network e ho perfino deposto davanti alla commissione esteri del senato.
L’amministrazione Bush ha iniziato il suo mandato, e i palestinesi venivano massacrati, e lo conclude con Israele che perpetra uno dei massacri più gravi, fino ad ora, nei 60 anni di occupazione del suolo palestinese. La visita di commiato di Bush alla nazione che ha scelto di occupare, si è conclusa con il lancio delle scarpe da parte un colto e laico Sciita iracheno, che ha così espresso i sentimenti di tutto il mondo arabo, non dei dittatori, che, imprudenti, si sono associati all’odiato regime americano.
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Repotage: La verità sulla strage di Chatila PDF Stampa E-mail

Sn  Sono passati due anni dalla morte del nostro amico e collega Stefano Chiarini. Per celebrare la sua memoria e la sua passione per il giornalismo, ripubblichiamo questo reportage-intervista del 2004 sul massacro di Sabra e Chatila. Un evento che Stefano, spendendosi in prima persona, ha contribuito a non far dimenticare. «Il primo impulso ad iniziare un progetto di storia orale basato sulle testimonianze dei sopravvissuti al massacro di Sabra e Chatila mi venne in quei tragici giorni di settembre del 1982 per uscire da quel senso di impotenza che ci attanagliava di fronte a tanto orrore e per ribadire che il sangue palestinese, libanese e arabo è uguale a quello di tutti gli altri uomini. Il mondo in questi giorni ricorda, giustamente, le vittime delle torri gemelle ma i profughi palestinesi massacrati a Beirut, più o meno lo stesso numero, sono stati del tutto dimenticati.

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Israele: se la vittoria militare è una sconfitta poltica PDF Stampa E-mail

Israele è il vincitore della battaglia, per le cifre sulle vittime e il dominio da terra, mare e cielo. Ma il rinnovato peso di Hamas tra i palestinesi, la rottura in Medio Oriente, l'Onu che denuncia stragi di civili, mostrano il profondo fallimento
Da quando Israele ha lanciato la sua operazione militare con l'offensiva del 27 dicembre, l'attenzione è andata in massima parte alla guerra di terra, alle vittime e alle crudeltà della guerra urbana nell'affollata Striscia di Gaza. Ora che è in corso un cessate il fuoco, l'attenzione si sposta naturalmente dalla controversa questione se quello di Israele sia stato un atto di difesa giustificabile, alla valutazione degli effetti. Questo tipo di indagine sollecita degli interrogativi su cosa Israele abbia ottenuto. Gli scopi dichiarati dai suoi leader erano porre fine al lancio dei razzi e bloccare il traffico di armi attraverso i tunnel, ma la portata degli obiettivi israeliani appare ben più ambiziosa.

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Israele spara, gli islamici reprimono PDF Stampa E-mail

Avevano sentito i carri armati avvicinarsi. Erano le tre e mezza del pomeriggio del quindici gennaio scorso. Senza tempo di pensare a fare fagotto, Mahmoud 52 anni e Saira 42, hanno chiamato a raccolta i loro quattro figli Aboud, 16 anni, occhi chiari, che sogna di studiare medicina al Cairo, Rana, 12, che vuole fare la giornalista, Maja, quattro anni e una chiacchiera incessante e il piccolo Ahmed di due, che appena può salta in groppa al padre. Si sono chiusi alle spalle la porta del grande appartamento in Tower Road, e sono scappati a piedi, correndo a più non posso, verso le zone interne del loro grande quartiere, Tal el Hawa a di Gaza City, dove speravano che i tank israeliani non avrebbero potuto proseguire, trovando rifugio da amici.

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Gaza, a Rafah riprende il ''business'' dei tunnel PDF Stampa E-mail

Rafah - Ibrahim Zoored mostra un largo sorriso. L’aria contenta, assiste al riempimento di un camion cisterna di carburante venuto dall’Egitto. "E’ così, le cose si rimettono in modo! E’ la vittoria della Palestina sugli israeliani. Non potranno mai distruggere tutti i tunnel". A Rafah, il cunicolo di 250 metri di lunghezza che passa sotto al frontiera egiziana non è stato toccato dalle bombe che sono cadute in questa zona durante la guerra. Il 21 gennaio, tre giorni dopo il cessate il fuoco, il "business" dei tunnel riparte. Su delle malridotte strade di sabbia, jeep, trattori, carretti trainati da asini si aprono un passaggio in mezzo a crateri profondi diversi metri. Delle pale meccaniche lavorano a pieno regime per tappare le buche, livellare, liberare gli ingressi dei tunnel crollati.

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Sono semplicemente dei criminali di guerra, sono stupidi PDF Stampa E-mail

Riportiamo l'intervento, tradotto in italiano, di Gerald Kaufman, deputato laburista ebreo del Parlamento britannico che denuncia come  nazisti i comportamenti israeliani a Gaza.

La sua dichiarazione è forte proprio perchè ebreo e per la sua storia personale.

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Dopo i massacri israeliani è resa dei conti tra Hamas e Fatah PDF Stampa E-mail

Il cessate-il-fuoco a Gaza ha coinciso con la resa dei conti tra Hamas ed i palestinesi fedeli all'Anp che il movimento islamico a Gaza ha chiamato«collaborazionisti». Il portavoce di Hamas Fawzi Barhoum, ha accusato esponenti di Fatah a Gaza di avere indicato ai servizi di sicurezza dell'Anp a Ramallah il nascondiglio dell'ex ministro dell'Interno e numero tre di Hamas a Gaza Said Siam, che a loro volta lo avrebbero inoltrato all'esercito israeliano. Il dirigente del movimento islamico e parlamentare di Gaza Salah al-Bardawil, è andato oltre accusando della delazione su Siam, addirittura il presidente dell'Anp Abbas.

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Gaza, arriva Ban Ki Moon. Israele:"il ritiro non sarà completo" PDF Stampa E-mail
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon arriva in Israele e visita la Striscia di Gaza. È il più importante leader internazionale a recarsi nella Striscia da quando Hamas vi ha preso il potere nel giugno 2007. La tregua scattata nella notte fra sabato e domenica continua intanto a reggere e in un'atmosfera di relativa ma sostanziale tranquillità, prosegue il ripiegamento delle truppe israeliane dalle posizioni su cui si erano attestate durante i 22 giorni consecutivi dell'Operazione «Piombo Fuso».

Tuttavia, un completo ritiro dall'enclave palestinese almeno per ora non è previsto: nemmeno in considerazione del fatto che mancano poche ore all'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca. A una specifica domanda in proposito, infatti, una portavoce dell'Esercito dello Stato ebraico, Avital Liebovich, ha tagliato corto: «Per il momento di un totale ritiro delle nostre truppe non se ne parla». Sono così state indirettamente smentite le indiscrezioni, filtrate lunedì sui mass media in Israele, secondo cui l'intenzione dello stato maggiore sarebbe invece stata quella di lasciare completamente Gaza prima dell'avvento di Obama come nuovo presidente degli Stati Uniti, così da non creare fin dalle battute iniziali imbarazzo a un tradizionale e fondamentale alleato.
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Carico d'armi USA per Israele PDF Stampa E-mail

È in corso un’iniziativa di «contrabbando» di armi che ha sostenuto l’offensiva militare d’Israele. E non è finita con la «tregua».

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La dissipazione di Israele - Lettera aperta per gli ebrei italiani PDF Stampa E-mail

Quello che segue è un testo scritto quasi 20 anni fa da Franco Fortini. «Il manifesto» lo pubblicò il 24 maggio del 1989. Rileggerlo fa una certa impressione. Perché i problemi e gli interrogativi che pone rimangono ancora oggi aperti e sostanzialmente immutati. Semmai «solo» aggravati

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Operazione “piombo fuso”: ma qual è la “vittoria” per Israele? PDF Stampa E-mail

«L'operazione 'piombo fuso' ha ottenuto i suoi obiettivi anzi li ha superati», ha assicurato il primo ministro israeliano Ehoud Olmert dopo l'annuncio del cessate il fuoco israeliano unilaterale. Il quotidiano popolare Maariv ha  titolato a tutta pagina sulla «vittoria». I carristi di Tsahal in piedi sui loro Merkava hanno fatto con le mani la “V” di vittoria lasciando le posizioni avanzate. Ma il cessate il fuoco israeliano era appena entrato in vigore che dei missili cadevano su Israele, prima della tregua di Hamas.

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Gaza tra rabbia e distruzione "una catastrofe come Hiroshima" PDF Stampa E-mail

GAZA - "Hiroshima! Nagasaki". L'ira e lo sdegno di Refat abu Marzuk si sono solidificate nelle due parole che consegna con un tono energico e definitivo ai suoi vicini di casa, se il termine ha ancora un senso tra quelle rovine. Come alcune migliaia di palestinesi, ieri mattina, sul presto, Refat ha profittato del cessate-il-fuoco dichiarato da Israele per cercare tracce della sua proprietà nella distesa di detriti fino a ieri nota come al-Brazil, quartiere di Rafah. Delle sei file di palazzine a due o tre piani che procedevano per due chilometri lungo il confine con l'Egitto, quelle ancora in piedi sono davvero pochi, e nessuna di quelle poche è intatto. Difficile trovare in una guerra recente una distruzione tanto sistematica. E tanto pretestuosa.

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Olmert ha sbagliato, la sua guerra non è stata giusta PDF Stampa E-mail

È tornato ai suoi, affollatissimi, corsi universitari. Ma non è venuto meno a quella passione civile e a quel coraggio intellettuale che lo ha portato per molti anni ad essere il leader riconosciuto della sinistra pacifista israeliana: parliamo di Yossi Sarid, fondatore del Meretz, più volte ministro nei governi a guida laburista. Oggi, Yossi Sarid è una voce fuori dal coro, la voce dell’Israele che non crede nella «guerra giusta» di Gaza. «No - afferma deciso Sarid - quella condotta a Gaza non è stata una guerra giusta. È semmai una guerra terapeutica che libera da inibizioni morali, guerra fatta per roteare gli occhi. Per questo è ancora più pericolosa».

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