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20 | 06 | 2013


L'isteria di Israele PDF Stampa E-mail

Sono nervoso. Fra poco dovrebbe arrivare all'aeroporto di Tel Aviv il compagno di mia figlia, che non è ebreo e in genere si veste in modo trasandato, non porta cravatta e ha una capigliatura poco curata. Ieri un amico mi ha detto che la figlia del sociologo A.E. di Tel Aviv (casualmente un radicale di sinistra e pacifista) si sposa e quindi il padre aspetta un amico invitato al matrimonio (causalmente anche lui un pacifista).
Li lasceranno entrare in Israele? O dovranno giurare davanti a un rabbino o a un prete che esigono l'immediata liberazione del soldato Shalit, ostaggio di Hamas ormai da 5 anni? Il nostro nervosismo, il mio e quello del sociologo, non è nulla in confronto alla isteria del governo di Netanyahu.

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Primavera palestinese? PDF Stampa E-mail

Al Cairo è stato firmato un documento molto problematico fra Fatah e Hamas che potrebbe significare la riunificazione palestinese. Gli elementi dell'accordo sono diversi e non univoci, restano ancora aperti alcuni punti potenzialmente esplosivi, le divergenze sono ancora tutte lì e minacciano di far saltare la riunificazione. Tuttavia sembrerebbe aprirsi un capitolo nuovo in Medio Oriente. Prima di tutto bisogna chiarire l'enorme importanza dell'accordo per il processo di pace: senza riunificazione palestinese, la pace fra Israele e Palestina non sarebbe altro che mera finzione. La riunificazione è la condizione essenziale, anche se non ancora sufficiente, per il processo

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Vittorio, mai vivo come ora PDF Stampa E-mail

Bisogna morire per diventare un eroe, per avere la prima pagina dei giornali, per avere le tv fuori di casa, bisogna morire per restare umani? Mi torna alla mente il Vittorio del Natale 2005, imprigionato nel carcere dell'aeroporto Ben Gurion, le cicatrici dei manettoni che gli hanno segato i polsi, i contatti negati con il consolato, il processo farsa. E la Pasqua dello stesso anno quando, alla frontiera giordana subito dopo il ponte di Allenbay, la polizia israeliana lo bloccò per impedirgli di entrare in Israele, lo caricò su un bus e in sette, una era una poliziotta, lo picchiarono «con arte», senza lasciare segni esteriori, da veri professionisti qual sono, scaraventandolo poi a terra e lanciandogli sul viso, come ultimo sfregio, i capelli strappatagli con i loro potenti anfibi.

Vittorio era un indesiderato in Israele.

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«Restiamo umani». Che non rimanga un grido inascoltato PDF Stampa E-mail

Faceva un lavoro semplice, Vittorio. Testimoniare la verità. Un lavoro facile: basta dire ciò che vedi. E, insieme, difficilissimo. Devi dire tutto, senza filtri, preconcetti, convenienze, calcoli politici. Lo faceva con un sentimento che sta diventando raro in politica: la passione. La passione per la giustizia. Quella passione che impedisce di girare la testa.E Vittorio, da nonviolento, la testa non l’ha mai girata. Non quando la Nato bombardava Belgrado, non quando la “coalizione dei volenterosi” attaccava l’Iraq. Ma è in Palestina, a Gaza, che aveva dato il meglio di sè. Documentando da anni quanto avveniva. Giorno per giorno, ora per ora. Richiamando le nostre coscienze intorpidite al dramma che si stava consumando.

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Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza PDF Stampa E-mail

E’ finito malissimo il rapimento a Gaza di Vittorio Arrigoni. L’attivista dell’International solidarity movement, che per il manifesto ha raccontato dal vivo gli orrori dell’operazione Piombo Fuso e la situazione drammatica dei palestinesi della Striscia, sarebbe rimasto ucciso nel blitz che intendeva liberarlo nella notte. Il suo corpo, fanno sapere fonti ufficiali palestinesi, è stato ritrovato senza vita in un appartamento del quartiere Qarame, a Gaza City.

In serata Hamas aveva annunciato “un’operazione di pulizia” negli ambienti islamisti vicini alla cellula salafita che aveva rapito Arrigoni al mattino. Poco dopo veniva individuato il covo in cui il cooperante italiano era tenuto prigioniero ed entrava in azione un commando delle Brigate Ezzedin al-Qassam, il cosiddetto braccio armato di Hamas.

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La casa di Vittorio PDF Stampa E-mail

Qualche settimana fa Vittorio Arrigoni mi ha salutato tono preoccupato, ma non per la sua presenza a Gaza bensì per la salute del padre, operato di recente e in precario stato di salute. Ai genitori Vittorio è molto legato, non solo dall’affetto di figlio ma anche dalla condivisione di ideali politici. Una famiglia impegnata a sinistra, da sempre, che lo ha appoggiato in tutte le sue scelte. «Da casa mi arrivano notizie preoccupanti, per qualche settimana me ne andrò in Italia, ho voglia di rivedere mio padre», diceva. Da Gaza invece non è più partito, forse confortato da qualche aggiornamento giunto dall’Italia. Vittorio la Striscia di Gaza non la lascerebbe mai.

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Gaza: il giorno dell'unità e le ossa rotte PDF Stampa E-mail

Ieri la Striscia di Gaza si era svegliata sotto un sole splendente, segnale di una nuova stagione alle porte. Stagione politica, più che meteorologica. Quando la sera è andata  a dormire si è contata le ossa rotte.
A Gaza city, un ghetto martoriato da bombardamenti israeliani un giorno sì e uno no, sovrappopolato come pochi luoghi sul pianeta, è difficile fare una stima di quante migliaia di persone si sono riversate nelle strade della città ballando, urlando e cantando  una sola univoca richiesta: la fine delle divisioni fra Fatah e Hamas. I media locali hanno azzardato la cifra di 300 mila persone, proporzionatamente come se in Italia, in piazza, ne fossero scese dodici milioni.
I problemi non hanno tardato a verificarsi.

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Treno israeliano superveloce ma in terra palestinese PDF Stampa E-mail

Due o tre treni ogni ora e soltanto 28 minuti per raggiungere Gerusalemme da Tel Aviv e viceversa. E’ il più grande progetto infrastrutturale che il governo israeliano abbia mai intrapreso negli ultimi dieci anni: la costruzione di un treno ad alta velocità, anche conosciuto come progetto A1, che collegherà le due città. Peccato che il percorso del treno, per sei chilometri e almeno in due aree, vada ben oltre la «Linea Verde» (la «frontiera» che per la legge internazionale separa Israele dalla Cisgiordania), ed entri nel territorio occupato palestinese.

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Il progetto dello stato «puro» PDF Stampa E-mail

L'intenso dibattito delle ultime settimane sulla ripresa delle costruzioni nelle colonie ebraiche nei territori occupati palestinesi ha coperto i veri problemi che Israele affronta, che tormentano la sua società e mettono in pericolo il suo futuro ben più delle presunte minacce del terrorismo musulmano o palestinese.
Oggi appare chiaro che il governo israeliano non ha un reale interesse in un processo di pace che metta fine al neocolonialismo cominciato nel 1967.

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Fuori i piccoli «clandestini» PDF Stampa E-mail

"Minacciano la maggioranza ebraica". Il governo israeliano espelle 400 bambini, figli di immigrati irregolari. Tardiva la protesta di Ehud Barak, ministro della difesa laburista

Accade, di rado, che il ministro della difesa Ehud Barak si ricordi di essere un laburista. Recuperata per qualche attimo la memoria politica, l'artefice nel 2009 dell'abbraccio fraterno tra il suo partito e la destra del premier Benyamin Netanyahu in funzione anti-palestinese, ora protesta per la decisione presa nei giorni scorsi dal governo del quale fa parte di cacciar via 400 bambini stranieri, molti dei quali con meno di cinque anni di età, figli di lavoratori immigrati non in regola. Altri 800, sulla base del provvedimento, verranno rispediti al mittente al compimento del 21esimo anno.

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Le ragioni di un'azione senza ragioni PDF Stampa E-mail

Il premier Benjamin Netanyhau ha dovuto annullare il suo incontro con Obama a Washington e rientrare precipitosamente di fronte al montare dell’enorme crisi internazionale creata dalla brutale azione della marina israeliana contro la «Freedom Flottilla» diretta a Gaza. L’incendio si estende per il mondo e Israele si ritrova in mezzo a un terribile uragano che forse ha un solo punto positivo: l’impressionante catena delle reazioni internazionali all’azione israeliana serve a gettare un fascio di luce su una realtà oscurata quali l’assedio di Gaza e la miseria imposta a un milione e mezzo di palestinesi.

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PIRATI ISRAELIANI FANNO STRAGE DI PACIFISTI PDF Stampa E-mail

Fotogramma dal video dell'attacco israeliano. Sotto, la nave "Marmara"Unità israeliane hanno attaccato all'alba di stamane il convoglio “Flotta della Libertà” che portava aiuti umanitari da Cipro a Gaza. Commandos sono saliti a bordo di una delle navi, la turca “Marmara”, sparando e uccidendo molte persone: le prime notizie parlavano di almeno due morti, poi saliti a dieci e addirittura a diciannove secondo gli ultimi aggiornamenti, che parlano anche di una trentina di feriti. La maggior parte delle vittime sarebbero di nazionalità turca: il governo di Ankara ha già presentato una formale protesta diplomatica, altri governi lo stanno facendo in queste ore. A bordo delle navi attaccate c'erano anche cinque italiani, non risulta che siano tra le vittime.

 

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Passi indietro sulla porta dell'inferno PDF Stampa E-mail

La settimana scorsa il senatore John Kerry, lunedì l'inviato Usa George Mitchell, ora il vicepresidente Joe Biden. Dopo mesi di paralisi seguiti al drammatico discorso del presidente Barack Obama al Cairo, sembra che il processo di pace in Medio Oriente torni all'ordine del giorno. Anche se 19 anni dopo la conferenza di Madrid, e quasi 17 dall'avvio del processo di Oslo, con tutte le pressioni degli Stati uniti, tutto quello che israeliani e palestinesi hanno accettato è di avviare una serie di negoziati indiretti.

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Il muro di Rafah PDF Stampa E-mail

Si scava, ma non solo, lungo i 12 km di frontiera tra l’Egitto e la Striscia di Gaza. Si scava e si prepara la ragnatela di tubi che dal Mediterraneo porterà l’acqua necessaria per allagare la fascia di territorio lungo la quale correrà la barriera di acciaio in costruzione da Tel al Sultan a Sarsuriya. La seconda fase dei lavori è ormai avviata, scrive il quotidiano egiziano indipendente al Masry al Youm che ha avuto la possibilità di raccogliere le testimonianze di beduini che vivono in quella zona. Le potenti scavatrici che per giorni hanno preparato la sede per la barriera di acciaio impenetrabile, a prova di bomba, sono state spostate nell’area di Salah Eddin, non lontano dal memoriale per il milite ignoto. In campo intanto scendono le associazioni ecologiste, per denunciare un progetto che non solo chiude una delle bombole d’ossigeno più importanti per la popolazione di Gaza ma che rischia anche di provocare danni all’ambiente.

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Un assedio REDDITIZIO PDF Stampa E-mail

Quando si vedono con i propri occhi gli effetti devastanti dell'embargo israeliano a Gaza, non si può che rimanere sconvolti e pensare che un milione e mezzo di residenti della Striscia sono trattati come animali, se non peggio. Lo ha dichiarato Jimmy Carter dopo essersi recato nella Striscia dove ha incontrato il governo di fatto di Hamas. E l'ho sentito anch'io che sono stata più volte con varie delegazioni di parlamentari europei a Gaza, prima, dopo e durante l'offensiva israeliana «Piombo fuso» che ha spazzato via oltre 1.400 vite umane e deliberatamente distrutto intere aree produttive industriali e agricole della Striscia creando un deserto contaminato, in cui la ricostruzione, malgrado la creatività e l'operosità della popolazione palestinese, non si avvia proprio per il blocco illegale di Israele che impedisce il transito di prodotti vari, dall'acciaio al cemento, così come di giocattoli o matite colorate.

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ISRAELE SENZA FUTURO PDF Stampa E-mail

Il Likud, il partito del futuro premier israeliano Netanyahu, e il partito Israel Beitenu capeggiato da Avigdor Lieberman hanno annunciato che arriveranno a un accordo sulla formazione della futura coalizione di governo. Il risultato del negoziato non è chiaro, e infatti continuano le trattative segrete del Likud con il partito centrista Kadima per una coalizione ampia che non si basi unicamente sulla destra radicale.
È il caso d'intendersi: persino Netanyahu sembra capire che un governo d'estrema destra non lo porterà da nessuna parte. E di spiegarsi: se non si mette in piedi la coalizione ampia e bisognerà includerlo nel governo, Lieberman è un moderato se lo si confronta ad alcuni dei possibili alleati. Fondamentalisti, coloni dei Territori occupati, seguaci del defunto rabbino razzista Kahane: anche loro faranno parte della coalizione. Meno conosciuti all'estero, sono l'aria peggiore che si respira e che minaccia il futuro di Israele.

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Gaza: La logica del potere coloniale PDF Stampa E-mail
Sono stato reporter in Iraq, Afghanistan, Libano, Somalia e altre zone di guerra per quasi tutta la presidenza Bush. I miei articoli sono stati pubblicati su quasi tutte le maggiori testate. Sono stato intervistato dai principali network e ho perfino deposto davanti alla commissione esteri del senato.
L’amministrazione Bush ha iniziato il suo mandato, e i palestinesi venivano massacrati, e lo conclude con Israele che perpetra uno dei massacri più gravi, fino ad ora, nei 60 anni di occupazione del suolo palestinese. La visita di commiato di Bush alla nazione che ha scelto di occupare, si è conclusa con il lancio delle scarpe da parte un colto e laico Sciita iracheno, che ha così espresso i sentimenti di tutto il mondo arabo, non dei dittatori, che, imprudenti, si sono associati all’odiato regime americano.
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Israele: se la vittoria militare è una sconfitta poltica PDF Stampa E-mail

Israele è il vincitore della battaglia, per le cifre sulle vittime e il dominio da terra, mare e cielo. Ma il rinnovato peso di Hamas tra i palestinesi, la rottura in Medio Oriente, l'Onu che denuncia stragi di civili, mostrano il profondo fallimento
Da quando Israele ha lanciato la sua operazione militare con l'offensiva del 27 dicembre, l'attenzione è andata in massima parte alla guerra di terra, alle vittime e alle crudeltà della guerra urbana nell'affollata Striscia di Gaza. Ora che è in corso un cessate il fuoco, l'attenzione si sposta naturalmente dalla controversa questione se quello di Israele sia stato un atto di difesa giustificabile, alla valutazione degli effetti. Questo tipo di indagine sollecita degli interrogativi su cosa Israele abbia ottenuto. Gli scopi dichiarati dai suoi leader erano porre fine al lancio dei razzi e bloccare il traffico di armi attraverso i tunnel, ma la portata degli obiettivi israeliani appare ben più ambiziosa.

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Israele spara, gli islamici reprimono PDF Stampa E-mail

Avevano sentito i carri armati avvicinarsi. Erano le tre e mezza del pomeriggio del quindici gennaio scorso. Senza tempo di pensare a fare fagotto, Mahmoud 52 anni e Saira 42, hanno chiamato a raccolta i loro quattro figli Aboud, 16 anni, occhi chiari, che sogna di studiare medicina al Cairo, Rana, 12, che vuole fare la giornalista, Maja, quattro anni e una chiacchiera incessante e il piccolo Ahmed di due, che appena può salta in groppa al padre. Si sono chiusi alle spalle la porta del grande appartamento in Tower Road, e sono scappati a piedi, correndo a più non posso, verso le zone interne del loro grande quartiere, Tal el Hawa a di Gaza City, dove speravano che i tank israeliani non avrebbero potuto proseguire, trovando rifugio da amici.

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Gaza, a Rafah riprende il ''business'' dei tunnel PDF Stampa E-mail

Rafah - Ibrahim Zoored mostra un largo sorriso. L’aria contenta, assiste al riempimento di un camion cisterna di carburante venuto dall’Egitto. "E’ così, le cose si rimettono in modo! E’ la vittoria della Palestina sugli israeliani. Non potranno mai distruggere tutti i tunnel". A Rafah, il cunicolo di 250 metri di lunghezza che passa sotto al frontiera egiziana non è stato toccato dalle bombe che sono cadute in questa zona durante la guerra. Il 21 gennaio, tre giorni dopo il cessate il fuoco, il "business" dei tunnel riparte. Su delle malridotte strade di sabbia, jeep, trattori, carretti trainati da asini si aprono un passaggio in mezzo a crateri profondi diversi metri. Delle pale meccaniche lavorano a pieno regime per tappare le buche, livellare, liberare gli ingressi dei tunnel crollati.

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