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22 | 05 | 2013


Lettera di una migrante a Giorgio Napolitano PDF Stampa E-mail
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 Sig. Presidente della Repubblica, sentendo le sue dichiarazioni a Villa Vigoni durante il seminario sul futuro dell’Europa, non ho potuto che provare un attimo di schizofrenia nel cercare di collocare la mia persona in quella distinzione che lei ha fatto tra «immigrazione legale e illegale». Con la prima lei si riferisce agli immigrati regolari, comodi per l’economia italiana, «anche se di non alta qualifica professionale», mentre nella seconda ci sarebbe l’immigrazione illegale «scomoda» e «riluttante a integrarsi». 
Ho pensato alla mia vita. In quale categoria mi collocherebbe Lei, Sig. Presidente? Vale di più il mio essere stata per diversi anni una immigrata «clandestina» o il mio essere ora una lavoratrice «comoda» per l’economia italiana, «anche se di non alta qualifica professionale» (visto che di lauree non ne ho)?

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Il bluff degli “accordi” di Tunisi PDF Stampa E-mail
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Chissà se un dirigente o un militante della Lega coglierà mai il punto, non dico per solidarizzare, ma almeno per sforzarsi di comprendere: e cioè che nessun cordone sanitario o respingimento o pattugliamento fermerà gente disposta a morire pur di avere una chance diversa di vita. Il naufragio di questa notte, esattamente come quello di qualche giorno fa davanti alle coste della Libia, ne è una tragica dimostrazione. Dietro le migrazioni contemporanee c’è semplicemente questo. Che fuggano dalla guerra, dalla crisi economica, dalla disoccupazione, dall’incertezza politica, i migranti affrontano rischi tali da rendere ridicole le misure di contenimento, sia in patria, sia nel canale di Sicilia o sulle nostre coste. E ciò rende in partenza un bluff gli “accordi” di Tunisi.

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I fili spinati della nostra mediocrità PDF Stampa E-mail
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Di fronte all’esodo, del tutto prevedibile, di alcune migliaia di migranti e profughi non potrebbe essere più indegna la farsa che si recita nell’infelice paese in cui è ci dato vivere, ormai padanizzato da Nord a Sud, con poche eccezioni. E stridente è il contrasto fra la nobiltà della primavera araba e la miseria delle italiche risposte all’esito scontato e secondario di questa straordinaria svolta storica: nient’altro che caos, disumanità, allarmismo sociale, competizione fra egoismi istituzionali, campi di concentramento, filo spinato, minacce di rimpatri collettivi, ronde “spontanee” e caccia ai fuggitivi perfino nell’ospitale Puglia.

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Il cinismo del governo sulla pelle dei "clandestini" PDF Stampa E-mail
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Ancora una volta gli artefici di un autentico disastro umanitario cercano di mettere all'incasso elettorale le politiche della paura e dei respingimenti praticate in questi anni. Prima si sono illusi ed hanno illuso gli italiani che gli accordi con i dittatori del nordafrica, da Ben-Ali a Gheddafi, riuscissero a bloccare le partenze. Un risultato effimero che è stato raggiunto per breve tempo solo grazie alla politica dei "respingimenti collettivi", che il 22 giugno prossimo vedrà l'Italia sotto il giudizio della Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

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Sindrome leghista PDF Stampa E-mail
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Il ministro dell'interno Roberto Maroni, tra delirio di onnipotenza e sindrome dell'accerchiamento, minaccia la Tunisia: se non agirà per impedire la partenza di migranti procederà ai rimpatri forzati. E le regioni italiane: se non accetteranno i profughi li imporrà d'imperio. Nell'intervista al Corriere della Sera di ieri, Maroni si prepara a una nuova guerra nel Mediterraneo mentre critica l'intervento militare nel pantano libico. Quattro giorni fa in Tunisia aveva invece minacciato la Francia sostenendo di essere pronto a concedere 5.000 visti Schengen ai migranti di Lampedusa che avrebbero così potuto raggiungere la meta oltre frontiera senza essere bloccati a Ventimiglia.

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Sulla torre per i diritti PDF Stampa E-mail
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Se la gente sapesse la verità e non volgesse altrove lo sguardo. Se la gente sapesse la verità, se si conoscessero davvero le nostre storie, se non voltassero tutti lo sguardo dall'altra parte…Se, se, se… non avremmo dovuto salire sulla torre di via Imbonati! Sì, perché questa storia di salire sulla torre è nata così: per far conoscere la situazione assurda in cui decine di migliaia di noi immigrati sono intrappolati e pretendere una soluzione, nel rispetto della nostra dignità. Siamo saliti sulla torre e ci siamo accampati sotto dopo che i fratelli di Brescia si erano arrampicati sulla gru. Proviamo a cominciare dall'inizio. Se non hai un lavoro, non puoi avere un permesso di soggiorno ma se non hai un permesso di soggiorno non puoi avere un lavoro regolare. Sembra un'idiozia o uno scherzo cattivo.

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Sapesse Contessa... PDF Stampa E-mail
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C’è una fotografia, fra le tante dei “sei della gru” diffuse in questi giorni tramite la rete, che li riprende in posa, insieme, lo sguardo rivolto verso l’obiettivo, l’espressione serena o sorridente, l’indice e il medio alzati in segno di vittoria o piuttosto di auspicio. Osservateli bene quei visi perché sono l’immagine della speranza. Non solo della propria: ottenere un permesso di soggiorno e il diritto di lavorare e vivere in pace e dignità.

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La radice profonda del razzismo in Europa PDF Stampa E-mail
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È una buona cosa che, sullo sfondo della persecuzione razzista dei rom in Francia, si sia aperta una riflessione teorica sul razzismo. È tutt'altro che scontato che se ne sappia abbastanza (su ciò che lo produce e lo alimenta e, prima ancora, su ciò che il razzismo è) per reagire all'altezza dei suoi devastanti effetti attuali e potenziali. Gli interventi di Etienne Balibar e Jacques Rancière sul manifesto hanno fatto luce su aspetti rilevanti. Il primo si è incentrato sul nesso tra cittadinanza ed esclusione, mettendo in risalto come esso operi anche nel quadro dell'Europa comunitaria; il secondo ha insistito sulla natura artificiale (non spontanea) di un razzismo frutto dell'iniziativa di «imprenditori politici».

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Rom, questione comune PDF Stampa E-mail
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Dal punto di vista dei rom, il processo di unificazione europea ha di sicuro aperto delle possibilità di comunicazione nella comunità finora inesistenti e ha dato la possibilità di reclamare i propri diritti in modo più efficace e legittimo. Ma non ha modificato la configurazione di base della persecuzione, o addirittura può aver dato ad essa una nuova dimensione. Si tratta di una storia affascinante: quello che era ampiamente invisibile è diventato visibile e un'intera parte della storia d'Europa diventa comprensibile.

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La diaspora rom si aggira per l'Europa PDF Stampa E-mail
Dove andranno i rom cacciati dalla Francia? Neppure i falchi francesi credono all'ipotesi che vadano in Romania e Bulgaria e ci restino. E allora? Molto probabilmente alcuni di loro, se ci riusciranno, prenderanno i soldi del governo francese, spariranno per un po', faranno i nomadi e torneranno a casa loro. In Francia. L'esodo propagandato da Parigi è però sufficiente a scatenare le fobie dei paesi vicini. Italia e Spagna per prime. Da noi a temere di più l'invasione zingare sono i torinesi. Nei giorni scorsi l'allarme è stato lanciato dall'assessore alla polizia municipale del comune di Torino, Domenico Mangone, che con una lettera ha chiesto aiuto a prefettura, provincia e regione.
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