Home Politica, diritti, società
05 | 09 | 2010


Per le stragi niente paura PDF Stampa E-mail
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Ci si chiede se la politica, se la società reggeranno allo sfascio criminale del paese, alle rivelazioni sulle stragi mafiose del '93, sugli stretti rapporti fra chi governa questo paese e chi lo deruba e lo uccide. E la risposta è ovvia: ce la farà, resisterà, sopravviverà perché in questo paese non esiste una separazione netta, precisa fra il criminale e l'onesto e fra il legale e il mafioso.
I due italiani che mi hanno spiegato con le parole e con l'esempio l'ineluttabilità di questa condanna eterna sono stati due siciliani assassinati dalla mafia, due giudici, Falcone e Borsellino. Essi erano l'incarnazione di questa condanna.

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Questione di performance PDF Stampa E-mail
Rassegniamoci, almeno fino a settembre, ottobre sarà così: le prime pagine di politica saranno colonizzate da questioni del tipo Fini era o meno nella casa a Montecarlo a cambiare i pannolini? Ma, prima che si vada verso elezioni o frankensteiniani rimpasti di maggioranza, magari la sinistra potrebbe trovare il modo per non farsi trovare spiazzata. Lo notava Ida Dominijanni su queste pagine: qui non si tratta di scaramucce estive, questa è una crisi di sistema del centrodestra.
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Se l’Italia ha bisogno di fascismo PDF Stampa E-mail
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“L’Italia ha bisogno di fascismo”. Ha ragione Giorgio Bocca, che in una recente intervista rilasciata a Il fatto ricordava come questo Paese possieda, nel suo dna, una sorta di gene politico e culturale della devianza democratica, un gene insano e mai totalmente sradicato, non ravvisabile nel resto di un’Europa che pure il totalitarismo ha conosciuto e, se vogliamo, addirittura vissuto in forma più aspra e duratura del ventennio italico. Ha  ragione nel sostenere che questa patologia nazionale è testimoniata dalla tenuta del potere di Berlusconi, inteso come neo-autoritarismo che domina da oltre 15 anni e che appare un unicum rispetto al resto del Vecchio Continente, segnato anch’esso dai totalitarismi ma capace di non ripetere in epoca moderna gli errori passati.

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Il Dio d’America PDF Stampa E-mail
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La decisione sarà ricordata negli Stati Uniti e nel mondo. Barack Obama, presidente di quel Paese, ha detto sì alla richiesta di un gruppo islamico che intende costruire una moschea nell’area di New York detta “Ground Zero”. È stato dato questo nome all’immenso cumulo di macerie di due grattacieli e alcuni edifici colpiti da aerei dirottati ed esplosi in volo da terroristi islamici. I due grattacieli erano i più alti del mondo. Erano il simbolo della forza e della potenza americane. Sono stati colpiti e distrutti con un’operazione tanto criminale quanto riuscita. E con una forte intenzione politica e religiosa: colpire, uccidere, morire, pregando un Dio – Allah – eletto a nemico del Dio d’America.

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Il Tinello delle Libertà PDF Stampa E-mail

Mentre infuria l’appassionante dibattito sul tinello di casa Tulliani (pare che i segugi del Giornale abbiano scovato una pantegana anonima pronta a testimoniare di aver visto Fini fuggire dall’alloggio monegasco con un rotolo di carta igienica sotto la giacca), proseguono le ricerche di eventuali tracce di vita nel Pd. Per ora, invano. Persino i finiani, alla buon’ora, rivalutano Montanelli e rievocano i capitoli più indecenti della biografia berlusconiana (cioè tutti): truffa all’orfana, fondi neri, società offshore, Mangano & Dell’Utri. Tacciono solo sulle leggi ad personam, perché quelle le han votate anche loro.

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Il repellente servilismo filopadronale di Raffaele Bonanni PDF Stampa E-mail

La decisione con la quale il giudice del lavoro di Melfi ha reintegrato i tre lavoratori che la Fiat aveva cacciato per avere organizzato uno sciopero è un atto di giustizia di grande rilevanza per almeno due ragioni. In primo luogo perché spazza via l’equazione infamante in base alla quale Marchionne - col sostegno attivo di Emma Marcegaglia e Maurizio Sacconi, vale a dire della Confindustria e del Governo - ha cercato di assimilare una lotta sindacale ad un atto di sabotaggio.

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Un dubbio, una certezza PDF Stampa E-mail
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Mi dice un'amica: certo che questa storia delle grandi intese, tutti contro uno, dà proprio l'impressione, a chi come me non sa tanto di politica, di un avversario formidabile. E' come se si stesse dicendo che Berlusconi è fortissimo, il più forte di tutti a meno che tutti gli altri non si mettano insieme, e allora forse. Sicura che non sia propaganda in suo favore?
Sicura no. Potrebbe in effetti passare l'idea che per sconfiggerne uno ce ne vogliano quattro, o sei, o anche dodici. Però di una cosa sono sicura: l'altra delle due.
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Guai a stare fermi se tutto si muove PDF Stampa E-mail
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Non ho nessuna difficoltà a retrodatare di trent’anni, come chiede Alberto Asor Rosa sulmanifesto di domenica, la crisi di sistema che attanaglia l’Italia, se per «crisi di sistema» intendiamo la lunga transizione dalla (cosiddetta) Prima Repubblica a non si sa ancora che cosa, transizione che si è aperta a mio avviso non con Tangentopoli ma con la morte di Moro e tutto quello che di sociale, politico e statuale ne fu coinvolto e travolto.
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I Fini a senso unico PDF Stampa E-mail
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L’insistenza con cui tutti giornali italiani chiedono spiegazioni a Gianfranco Fini sull’affairemonegasco è una cosa positiva. È un bene che pure in questo Paese chi fa politica cominci finalmente ad abituarsi all’idea di dover rispondere alle domande poste dall’opinione pubblica. Ed è un bene che anche i Tg, per una volta, seguano con attenzione un caso controverso che riguarda un potente eletto in parlamento. 

Del resto, come si fa a non essere d’accordo persino con il Corriere della Sera quando, dopo aver letto l’articolato comunicato firmato presidente della Camera sulla questione dell’appartamento di Montecarlo, abbandona la sua proverbiale prudenza e scrive che, nonostante tutto, “i dubbi restano”.

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Un governo di ricostruzione democratica PDF Stampa E-mail
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L’anomalia italiana continua a produrre i suoi effetti, in genere catastrofici. Un regime indegno come quello berlusconiano non vacilla, come sarebbe logico, per i colpi infertigli da un’opposizione degna di questo nome (e in tale categoria non comprendo solo la «sinistra» moderata e soi disant riformista, ma anche quella soi disant estremista e radicale), ma per interno spappolamento: perché Berlusconi ha potuto tutto o quasi tutto in Italia, ma non crearsi un partito a propria immagine e somiglianza (e questo dovrebbe dirla lunga sui limiti politici dell’uomo).
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Cacciamo Berlusconi e il berlusconismo PDF Stampa E-mail
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A Berlusconi che minaccia la fine anticipata della legislatura il Pd risponde con un argomento formalmente ineccepibile: la nostra è una repubblica parlamentare, il presidente del Consiglio non decide dell’esito finale della crisi. Peccato che in questi vent’anni tutte le forze politiche oggi in parlamento abbiano fatto a gara nello svuotare la Costituzione alla quale adesso ci si richiama.
Perché nessuno insorge quando i ministri in carica ripetono che gli elettori hanno eletto questo governo? Perché il nostro paese – unico al mondo – regola da due decenni la propria vita politica (e non solo quella, come dimostra la sistematica violazione dell’art. 11) in base a una Costituzione che non c’è, considerando eversore chi cerca di applicare quella vigente (il presidente Scalfaro fu messo alla gogna per avere avallato la soluzione parlamentare della crisi del primo governo Berlusconi).

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Il limite dell'indecenza PDF Stampa E-mail
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C'è un modo razionale, scientifico per prendere atto che la terra è troppo piccola per il numero crescente di uomini che ci vivono su. Il modo per esempio di Giovanni Sartori che scrive sul "Corriere" per informarci che se tutti consumassero i prodotti della terra come gli americani o i francesi o anche noi italiani, ci vorrebbero non uno ma tre pianeti come il nostro per sopravvivere. Ma questo modo scientifico, razionale, lascia, a quanto pare, il tempo che trova: leggiamo, ci pensiamo un attimo, ma dimentichiamo come se fosse passata una nube, un buio subito cancellato dallo splendore dei consumi trionfanti.

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La maggioranza è interrotta PDF Stampa E-mail
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Cita Foucault, rivendica appassionatamente la «libertà di sesso» conculcata con l’«aggressione giustizialista», denuncia un «network della sorveglianza» manovrato da «moralisti e voyeur» riuniti in un «rito tribale» per l’«ennesimo sacrificio umano». Il momento è grave, lo scontro fisico si è appena consumato fuori dalla porta, sul tabellone si stanno per accendere i numeri che confermeranno la fine di una storia. E Fabrizio Cicchitto non si tiene proprio più. Dai banchi del Pdl e della Lega si leva, rivolto al capogruppo berlusconiano, l’applauso liberatorio e incosciente. Ma, inesorabili, arrivano i numeri a certificare che Giacomo Caliendo resta sottosegretario alla giustizia, ma Berlusconi non ha la maggioranza assoluta.
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Due nodi al pettine PDF Stampa E-mail
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Prendiamo le due ipotesi che vanno per la maggiore, voto anticipato (sponsor Berlusconi) o governo di transizione (sponsor il Pd). Il voto anticipato, si dice, sarebbe l'arma finale in mano al Cavaliere, quella che gli consentirebbe di riprendere in mano la partita e di trascinare il paese nel solito gioco, a lui favorevole, della campagna elettorale permanente con relativi toni plebiscitari, appelli al popolo, promesse di miracoli e via dicendo. Ma sarà poi vero che gli conviene, e fino a che punto? Intanto, se lui dice che è vero c'è da giurare che sia piuttosto, rubo l'espressione a Mario Tronti, «veramente falso».

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TRAPPOLE ELETTORALI PDF Stampa E-mail
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È iniziata, e sta accelerando, la corsa verso le elezioni anticipate. Lo starter di palazzo Grazioli ha sparato il colpo con la pantomima del deferimento ai probiviri degli oppositori interni. Osservando il progressivo sfarinamento della maggioranza, sapendo che verrà messo sulla graticola dei voti parlamentari su giustizia e federalismo, prevedendo l’affossamento di legittimi impedimenti e lodi costituzionali, il presidente del consiglio ha suonato la carica. Già in campagna elettorale, si definiscono le postazioni dei pretoriani (ieri in viva voce Quagliariello e Cicchitto, su carta Il Giornale, Libero e Il Foglio), uniti nel coro «al voto, al voto». Il dito medio alzato di Bossi non fermerà il vento elettorale.

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Votiamo ora io ci sono PDF Stampa E-mail
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Assediato dal veto di Tremonti che rischia di fargli saltare la sanità regionale e sorpreso da una crisi elettorale che arriva ben prima della sfida lanciata per il 2013, Nichi Vendola non si spaventa. Al telefono si prende un minuto per abbassare la radio e poi spiega, con lo stile che tutti discutono e qualcuno gli invidia, che è meglio aprire il «cantiere dell’alternativa» che farsi frenare dal «politicismo della paura».

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Fine volgare della Seconda Repubblica PDF Stampa E-mail

«Mi sono tolto un peso, come con Veronica»: con questa frase volgare di Berlusconi, che dimostra, insieme, razzismo patriarcale e un presidenzialismo padronale che pretende fedeltà e odia la critica, viene sancito, di fatto, il crollo della Seconda Repubblica. Una fine volgare per una Seconda Repubblica meschina. L’avevamo previsto, ne abbiamo discusso, ne discuteremo per molto tempo. Non abbiamo mai ritenuto, infatti, che la crisi politica fosse generata solo da rancori personali fra Berlusconi e Fini; si sgretolano, invece, posizioni di potere, fondate sull’intreccio organico tra economia legale ed illegale, tra mafia, politica, concezione della governabilità. La crisi della globalizzazione liberista, nella sua ferocia anti operaia e anti popolare, è costretta ad operare comunque ad un livello di trasparenza, senza ipocrisie e nascondimenti, «il re è nudo», gridò inascoltato, più di dieci anni fa, il movimento altermondialista; in contesti parzialmente diversi, ripartiamo da lì, ripartiamo da Seattle e da Genova.

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Seconda Repubblica, titoli di coda PDF Stampa E-mail
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Non bastassero le foto dei finiani raggianti all'Hotel Minerva, soccorrono quelle del premier al compleanno di Gianfranco Rotondi a documentare la fine di un regime. Fedelissimi inquisiti e gaudenti, direttori di tg inginocchiati e ridenti, ministre e deputate alle ultime comparsate da ragazze-immagine: è tutto ciò che resta della “rivoluzione berlusconiana”, quella che ancora sedici mesi fa, dal palco del congresso fondativo del Pdl, veniva rivenduta in salsa di carisma, provvidenza e salvezza.
Espulso il cofondatore di allora (e già allora reticente), il premier si sentirà pure liberato da un peso, «come con Veronica»; eppure proprio da Veronica avrebbe dovuto imparare che dopo la liberazione da certi pesi, la leggerezza dell'essere diventa insostenibile. Senza il peso di Fini, Berlusconi non è più leggero: è finito, o se sopravviverà sarà comunque un altro Berlusconi, residuale a se stesso.
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Ma la vergogna verrà PDF Stampa E-mail

La conferenza stampa tenuta ieri da Denis Verdini - il coordinatore del Popolo delle libertà inquisito da due procure della Repubblica - sarà riproposta più volte negli anni a venire quando - perché quel momento verrà - il Paese potrà ragionare con serenità, e magari ridere, di questo momento della sua storia. Allora ci si stupirà nel rivedere quelle immagini, proprio come oggi ci si stupisce davanti alla mimica mussoliniana e alla retorica dei documentari dell’Istituto Luce.

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La ragnatela occulta PDF Stampa E-mail

Dunque non si discuterà, in Csm, della questione morale che attraversa la magistratura. Non è una buona ragione per evitare di parlarne nel dibattito pubblico e sulle pagine della stampa. Anche da parte dei componenti del Consiglio. Per una ragione molto semplice. La questione morale si affronta solo con la trasparenza, la pubblicità, il rigore. Andiamo con ordine. Il giudice per le indagini preliminari di Roma emette una ordinanza cautelare nei confronti di alcuni personaggi (non nuovi alle cronache) accusati di avere costituito una associazione segreta per influire su decisioni nevralgiche di alcune istituzioni dello Stato tra le quali la Corte costituzionale e la magistratura ordinaria.

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